di Mar. Ros.
Rinegoziazione prestiti, primo test superato: la proposta elaborata dalla giunta incassa l’ok della commissione, ora la patata bollente passa al consiglio. L’approvazione significherebbe: l’interesse annuo su 241 mutui accesi dall’ente diminuisce (dello 0,4%), i tempi si allungano (in media di 10,5 anni), cresce l’interesse a scadenza (+12 milioni nel 2040)
Rinegoziazione I lavori della terza commissione consiliare di palazzo Spada cominciano in un clima di contestazione da parte della minoranza. Marco Cecconi (Fi-An), Thomas De Luca (M5s) ed Enrico Melasecche (I love Terni), all’apertura della seduta hanno manifestato al presidente Sandro Piermatti (Pd) e all’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi, il proprio dissenso rispetto alla calendarizzazione delle importanti votazioni alle quali è chiamato il consiglio in questi giorni, denunciando ritardi nell’elaborazione delle carte. «Chiedere di votare l’assestamento di bilancio a cinque giorni dal termine utile (consiglio fissato per i giorni di martedì 24 e mercoledì 25) è un atto di forza e arroganza nei confronti dell’opposizione ma anche della maggioranza»
Cassa L’assessore ha giustificato le scelte della giunta: «Solo il 4 novembre scorso – ha risposto Piacenti – la Cassa depositi e prestiti, con una circolare, ha reso nota la disponibilità a rinegoziare alcuni finanziamenti concessi ai Comuni, rispondenti ad alcune caratteristiche specifiche, ad esempio la scadenza del piano di ammortamento successiva al 31 dicembre 2019. Prima del 6 novembre non ci è stato comunicato dall’Anci e abbiamo tempo per concludere l’iter solo fino al 26. Se dunque abbiamo fatto slittare la discussione sul più complesso assestamento di bilancio è stato per valutare se, quanto propostoci, fosse conveniente ed effettivamente lo è. I tassi d’interesse – ha spiegato – sono diminuiti, la rinegoziazione consente di ridurre il costo del debito».
Costi e benefici «Rispetto ai 241 mutui rinegoziati – ha dichiarato l’assessore – il tasso d’interesse scende dal 4,5 % al 4,1%». Cambiano però chiaramente i tempi di ammortamento che si allungano mediamente di 10,5 anni «estensione ridotta rispetto alla prima rinegoziazione di giugno – ha commentato l’assessore -, l’ammontare complessivo del debito ricontrattato è di circa 51 milioni, l’incremento dell’interesse a scadenza (2040) è di 12 milioni di euro, fino al 2029 pagheremo però interessi minori.
2040 «Tutt’altro che una manovra da buon padre di famiglia – ha commentato il consigliere Melasecche – una questione di pura liquidità a stretto giro poi l’impennata delle rate annuali a partire dal 2029. Chi amministrerà questo ente in quel periodo sa già che avrà difficoltà. Qui i problemi non si aggrediscono, le partecipate non producono utili per quanto dovrebbero e noi continuiamo a sommare decisioni sbagliate, rinvii e operazioni lesive, è un modo inaccettabile di amministrare». Non la pensa così l’assessore al bilancio: «Si tratta – ha ribadito Piacenti D’Ubaldi -di una ristrutturazione del debito conveniente che permetterà di risparmiare 1.321.000 euro nel 2015. Non sarebbe possibile rinegoziare se non ci fosse convenienza finanziaria per l’ente».
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