Le parole, si dice, possono essere pietre. E quelle che usa il comitato ‘No inceneritori’ lo sono: «Il quadro ambientale della Conca che si sta definendo in queste ultime settimane non può essere sottostimato, deve necessariamente rappresentare un argine concreto alle volontà onnivore dei due impianti di incenerimento oggi presenti a Terni».
Le ‘osservazioni’ La considerazione contenuta nelle carte che venerdì mattina sono state depositate in Regione e che contengono «le osservazioni rispetto alla richiesta di TerniBiomassa(tozzi Holding) di bruciare rifiuti urbani nell’ex impianto Printer». Osservazioni che arrivano in tempo utile «per essere prese in esame, visto che il 12 ottobre si dovrà decidere se per quell’impianto serva una Valutazione di impatto ambientale (Via) o direttamente all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia)».
Le autorizzazioni Sia Aria srl (che fa capo ad Acea) che TerniBiomassa (della Tozzi Holding), ricorda il comitato ‘No inceneritori’, «hanno infatti presentato richiesta in Regione per bruciare rifiuti urbani, chiaramente a conoscenza, prima dei cittadini e delle istituzioni, dell’arrivo del decreto ‘Sblocca Italia’, che prevede una serie di misure che spingeranno definitivamente l’Italia verso inceneritori e discariche, ancora di più e in modo più efficiente rispetto a quanto già oggi vediamo».
La ‘rete’ Perché, spiega Fabio Neri, «agli inceneritori che rientreranno nelle ‘rete nazionale’ andranno garantite le quantità di rifiuti che permetteranno loro la potenza massima di combustione. Il tutto escludendo gli inceneritori dalla programmazione regionale o degli ambiti territoriali competenti, permettendo l’arrivo dei rifiuti da qualunque parte del Paese e dimezzamento dei tempi autorizzativi».
L’informazione A fronte di quello che viene definito un «imminente disastro» la denuncia è che «solo grazie al lavoro quotidiano dei cittadini e delle associazioni, viene informata la città della portata reale della contaminazione da diossine e Pcb nei campioni di uova raccolti nella conca», ma anche «la collocazione geografica dei campioni con superamenti dei limiti di legge e di azione: oltre a Villavalle, Borgo Rivo e quartieri limitrofi ricadenti nelle ‘aree a media e massima ricaduta delle polveri del polo di incenerimento di Maratta’ come indicate da uno studio di Arpa del 2006».
L’impatto ambientale Fabio Neri è categorico: «Non solo ci ritroviamo con l’inceneritore di Aria srl in funzione e che brucia pulper di cartiera, ma a breve avremo un secondo inceneritore mangia rifiuti. Ci chiediamo se per le istituzioni locali, Asl e Arpa, esiste un limite a tutto questo o se è normale pensare che in una città in cui è già rilevante l’impatto ambientale del siderurgico, si possa ritenere giustificabile la presenza di due inceneritori e qualora ce ne fosse richiesta anche ad altri impianti. Se ci ritroveremo con due forni da rifiuti la responsabilità sarà di coloro che negli ultimi venti anni hanno permesso, e anzi facilitato, che tutto questo accadesse».
La manifestazione Anche per tenere alta l’attenzione, dice il portavoce del comitato ‘NO inceneritori’, «l’11 ottobre ci sarà la manifestazione per dire basta all’incenerimento e alle sue nocività, denunciare l’ennesima operazione di mistificazione delle istituzioni che hanno dato la responsabilità delle diossine alla ‘bruciatura di buste’ e per iniziare il percorso popolare che si opporrà all’eventuale arrivo dei rifiuti ‘sblocca Italia’».
Il prefetto Lo stesso comitato ‘No inceneritori’, insieme ad Italia Nostra e Wwf hanno intanto chiesto, «alla luce della mancata comunicazione alla collettività ternana della diffusa contaminazione da diossina e Pcb a carico di alcuni alimenti, nonché della gestione dell’intera vicenda» un incontro urgente con il prefetto Gianfelice Bellesini.
