di Marco Torricelli

La storia è amara, parecchio. Anche se la roba da mangiare era dolce. Due dipendenti della Coop Centro Italia di Terni, accusati di furto di prodotti dolciari – per un importo di pochi euro – sarebbero stati licenziati in tronco. Anche se più che furto, secondo quando raccontano i colleghi dei due lavoratori, si sarebbe trattato di consumo, non autorizzato, di qualche merendina. Peraltro non vendibile perché rovinata.

La vicenda All’ipermercato, stando sempre ai racconti, sarebbe consuetudine che la merce deteriorata e quindi invendibile, sia a disposizione dei dipendenti. Ma stavolta la cosa non sarebbe stata ritenuta accettabile dalla direzione che avrebbe, semplicemente, messo alla porta i due lavoratori. Scatenando la reazione dei Cobas e di Rifondazione comunista.

I Cobas Secondo i rappresentanti del comitato di base «la questione apre molte perplessità sulle forme di controllo e videocontrollo illegale all’interno della Coop, ma soprattutto sull’opportunità di procedere a misure così drastiche ed infamanti per i lavoratori. Cosa passa in mente a Coop Centro Italia in questo momento di crisi, di mettere sulla strada due lavoratori per una questione così risibile? Può la stessa Coop presentarsi come moralizzatrice assoluta dopo le operazioni finanziarie che l’hanno vista protagonista di investimenti (e perdite sostanziali di milioni di euro, spesso del ‘prestito sociale’) in Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Spoleto e nell’operazione Fondo Etrusco?».

Rifondazione Inaccettabile, secondo il Prc, «il licenziamento dei due lavoratori accusati, secondo quando riferiscono i rappresentanti sindacali di base dell’ipermercato, del furto di prodotti dolciari per un importo di pochi euro», tanto che «chiede il ritiro del provvedimento e l’immediato reintegro sul posto di lavoro dei due lavoratori», colpiti da «un provvedimento spropositato e di inaudita violenza, se si pensa che è stato preso, a quanto pare, senza prima ricorrere al richiamo o applicando sanzioni disciplinari meno gravi del licenziamento».

Il sindacato Cobas e Rifondazione, poi, vanno all’attacco della Cgil che si sarebbe, dicono i primi, «rifiutata di organizzare un’assemblea in solidarietà coi lavoratori licenziati, facendo di fatto saltare una risposta unitaria dei lavoratori», mentre il secondo afferma che «è ora di opporre alle controriforme dei padroni e di questo governo un nuovo protagonismo delle classi lavoratrici e dei loro diritti, partendo dai territori e dalle tante, troppe prevaricazioni che si consumano quotidianamente, come nel caso dei due licenziati alla Coop di Terni».

La replica La Cgil, però, non ci sta e, mentre afferma che «suonano come un attacco al sindacato, più che come una difesa dei diritti dei lavoratori, le accuse mosse da Rifondazione comunista», ricorda di aver «offerto la completa assistenza legale, gratuita, a chi si é rivolto ad essa per ottenere tutela. Uno dei due lavoratori accusati ingiustamente ha infatti preferito rivolgersi alla Filcams e all’ufficio vertenze della Cgil che ha già provveduto ad impugnare il licenziamento. Il lavoratore in questione, non dovrà sostenere alcun costo per le spese legali, che saranno sostenute totalmente dalla Cgil di Terni. Pertanto, in riferimento alle notizie tendenziose diffuse dai sindacati autonomi, la Filcams prende le distanze da qualsiasi forma di raccolta fondi per le spese legali».

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