di M. R.

La popolazione continua ad invecchiare, a Terni la quota di ultra65enni ha raggiunto il 26,5% del totale dei residenti contro il 22,6% a livello nazionale. Cresce ancora più velocemente anche la quota di grandi anziani, ovvero di quelli che hanno 75 anni e più (14,3% della popolazione totale), cresciuti di oltre 2.000 unità nell’arco di 10 anni. Al contrario si contraggono le altre classi d’età: soltanto l’11,7% dei residenti ha meno di 15 anni e il 62% della popolazione ternana ha un’età compresa tra 15 e 64 anni. Entrambe le percentuali risultano in calo rispetto allo scorso anno e inferiori rispetto al dato nazionale. A rendere il quadro maggiormente preoccupante, lo scarso numero di nascite, pari a circa la metà dei decessi. Questi i dati elaborai dai servizi statistici di Palazzo Spada, aggiornati all’inizio del 2019, quindi relativi all’annualità 2018.

Persone sole Le famiglie, neanche a dirlo, sono sempre meno numerose e si registra il boom di persone sole, perlopiù anziani, ma anche single e stranieri. Questa categoria rappresenta il 40 per cento del totale dei nuclei familiari residenti sul territorio comunale (oltre 10 mila). In tutto abitano nella città dell’acciaio 110.749 unità, 440 in meno dell’anno precedente (tasso di crescita pari a -4 per mille contro il -1,5 nazionale), e 1.400 in meno rispetto alla popolazione 2014, anno in cui il saldo demografico è tornato ad essere negativo. Il calo demografico non è certo una novità per Terni, così come per il resto d’Italia, e torna ad essere un’emergenza dopo oltre un decennio durante il quale il boom di immigrazioni di cittadini stranieri, aveva temporaneamente interrotto il trend negativo iniziato già a partire dagli anni ’80. La diminuzione del numero di residenti è da imputare esclusivamente alla parte italiana, mentre quella straniera, seppure più lentamente rispetto agli anni passati, continua a crescere. A inizio 2019 i residenti con cittadinanza italiana2 sono scesi a 97.226 (772 in meno dell’anno precedente) e gli stranieri sono saliti a 13.523 guadagnando 332 unità.

Record negativo di nascite Nel corso del 2018 sono nati 687 bambini (di cui più del 20% straniero), 20 in meno dell’anno precedente. Ad abbassare la natalità ha contribuito esclusivamente la componente italiana. Gli uffici comunali, per dare un ordine di grandezza del fenomeno prendono a riferimento il 1986, a parità o quasi del numero totale di residenti (circa 110mila): allora, i nati furono più del doppio. A determinare questo preoccupante calo delle nascite, a Terni in maniera ancora più accentuata rispetto al resto d’Italia, oltre alla minor propensione a fare figli, è anche la tendenza a spostare sempre più in avanti il momento di programmare la maternità: l’età media al parto è arrivata a 33 anni per le madri italiane e 30 per le straniere. Lo scorso anno i morti a Terni sono stati invece 47 in meno rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.325 decessi (tasso di mortalità sceso dal 12,3 all’11,9 per mille). Nonostante questo risultato parzialmente positivo i decessi doppiano le nascite (rispettivamente 11,9 e 6,2 per mille). Altro indicatore che assume valori preoccupanti a causa dell’invecchiamento della popolazione è l’indice di carico che misura il peso della popolazione non attiva su quella invece in età lavorativa: in città ogni 100 residenti tra i 15 e 64 anni (potenzialmente attivi) ce ne sono 71 appartenenti alle classi considerate ‘non forze di lavoro’ 0-14 e 65 e oltre.

Quote rosa e crisi delle unioni Come nel resto d’Italia, specchio dei cambiamenti della società è, anche a Terni, la crisi dei matrimoni. Dal 2000 ad oggi il tasso di nuzialità si è dimezzato (da 6,4 a 3 per mille). Ciò è dovuto esclusivamente al forte calo dei matrimoni religiosi. Dall’anno 2012 il numero di matrimoni civili ha superato quello dei religiosi e attualmente la percentuale di matrimoni celebrati con rito religioso è scesa al 36%. Strutturalmente la popolazione ternana è caratterizzata da un’alta femminilizzazione, con la componente femminile che supera quella maschile di 6.239 unità. Ciò è dovuto sia alla longevità delle donne che alla forte preponderanza di donne tra la popolazione straniera nella quale la componente femminile rappresenta il 58% del totale (per alcune cittadinanze supera l’80%.), mentre tra gli italiani la percentuale scende al 53%. L’allungamento della vita ha favorito l’aumento dei vedovi per i quali si registra una netta differenza di genere: attualmente vi sono 7.737 vedove (in diminuzione) a fronte di 1.550 vedovi.

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