Il Tribunale di Terni

di Fabio Toni

La delusione è diventata speranza nel giro di 48 ore: dalla bocciatura del tribunale alla fiammella, riaccesa dal Tar del Lazio. La storia è quella di una donna di Terni, afflitta da sclerosi laterale amiotrofica – la Sla – una grave patologia degenerativa che colpisce le cellule nervose. Cure al momento non ce ne sono. Gli unici farmaci utili, sono quelli che permettono di rallentarne la progressione. Così anche il metodo stamina – oggetto di discussioni e polemiche circa la sua presunta validità – rappresenta un appiglio, una speranza.

La storia Le condizioni di salute della donna negli ultimi mesi sono peggiorate sensibilmente, tanto da spingerla a presentare un ricorso d’urgenza in tribunale, attraverso l’avvocato Simona Schiavoni, chiedendo di poter accedere al protocollo stamina, la terapia ideata da Davide Vannoni. Ad oggi, quella legale rappresenta l’unica via per poter tentare la cura.

Il ricorso Il decreto Balduzzi limita la possibilità di accedere al metodo stamina solo ai soggetti già presenti, al marzo 2013, nelle liste di attesa degli ospedali civili di Brescia – uniche strutture ad aver sottoscritto un protocollo con la Stamina Foundation – e a coloro che hanno già ottenuto un pronunciamento positivo da parte del tribunale. “Il diritto alla salute, però, non può avere un termine temporale”: questo il concetto sostenuto dall’avvocato nel suo ricorso.

Respinto Una lettura condivisa dal giudice del lavoro che ha però respinto il ricorso, sulla base del parere espresso dal comitato scientifico ministeriale che a settembre aveva bocciato il metodo di cura basato sulle staminali. Un giudizio ritenuto più rilevante rispetto alle pubblicazioni scientifiche, favorevoli al protocollo, emerse su riviste come ‘Neurology India’. La decisione, attesa da diverse persone anche a Terni, è arrivata lo scorso 2 dicembre.

Nuove speranze Due giorni più tardi il tribunale amministrativo del Lazio ha ribaltato le cose, sospendendo il team di esperti e imponendo di fatto al ministero della salute di nominare un nuovo gruppo di lavoro. “A questo punto – spiega l’avvocato Schiavoni – presenteremo reclamo. A nostro giudizio sussistono tutti gli estremi per poter ottenere l’annullamento dell’ordinanza che si basa sul giudizio di un comitato scientifico che non esiste più”. Il reclamo dovrà essere depositato entro 15 giorni: la battaglia portata avanti dalla donna è destinata a proseguire.