La demolizione degli immobili compresi tra via Lombardia e la linea ferroviaria Terni-Falconara, nell’area denominata ex Camuzzi sulla quale è prevista la realizzazione di un progetto edilizio ad alto impatto visivo, agli esponenti del Centro studi Malfatti, proprio non va giù. L’associazione, dopo aver spiegato le ragioni della propria contrarietà all’intervento, ha richiesto al ministero dei Beni e delle attività culturali di salvaguardare gli edifici storici residui nella zona del vecchio gazometro della città attraverso una dichiarazione di interesse.
Gazometro «Quando nei primi anni Novanta – spiega il vicepresidente dell’associazione Sergio Dotto -sono state dismesse le ultime officine del gas, si è posto il problema del riuso o distruzione delle strutture, tra le quali gasometri molto antichi, abbandonate dalle aziende di gestione ma non dai responsabili dei piani regolatori, perennemente stritolati tra una endemica ignoranza e le necessità indotte dagli impresari edili. Dopo tanto discutere e organizzare convegni sull’argomento, questi complessi industriali sono stati riconosciuti come importante testimonianza del periodo ormai storico della grande industria, quindi inclusi nel dibattito su recupero e valorizzazione del patrimonio industriale».
Storia ex Camuzzi «Il sito industriale – narra ancora Dotto – fu contraddistinto dalla presenza di attività eterogenee tra le quali va senz’altro annoverata quella della Società umbra prodotti chimici, costituta il 22 giugno 1925 a Roma, che realizzò il proprio stabilimento investendo circa tre milioni di lire. L’attività ebbe inizio stabilmente nel 1927 con 40 operai e riguardava esclusivamente la produzione di Solfuro di Carbonio per conto terzi. [..] Negli anni seguenti la ragione sociale mutò in Viscosa umbra e in seguito alle proteste dovute all’elevato livello di inquinamento, nel 1936 la produzione fu trasferita presso il nuovo stabilimento di Collestatte, demolito nel 1929».
L’architettura industriale «Il gasometro di Terni costruito nel 1929 dalla Società anonima gas Terni, passato poi in proprietà della Società gas Terni e della Società nazionale gazometri, incorporata quest’ultima dalla Camuzzi gazometri Spa, è stato smantellato alla fine del XX secolo, mentre rimangono tre edifici di servizio dell’impianto originario realizzati in muratura, con lesene in mattoni a vista e dettagli tipici dell’architettura industriale di inizio secolo, ad esempio i cornicioni sopra le finestre, il finto oblò e le modanature che indicano i piani e le solette. In particolare l’edificio di figura 2, costruito con tamponamenti in mattoni rossi e struttura metallica in parte reticolare, con travatura sempre di metallo, è davvero notevole, tipologicamente raro in Italia e molto simile alle strutture minerarie tedesche degli anni dieci e venti del Novecento».
Centro studi Malfatti Nel dichiarato intento di salvaguardare i tratti distintivi della città di Terni, in particolar modo quelli che ne evidenziano la sua vocazione industriale, l’associazione con le dettagliate informazioni storiche e un’attenta analisi architettonica, ha scritto al Mibact una proposta di dichiarazione di interesse e salvaguardia degli edifici storici residui presenti nell’area ex Camuzzi: «A questo punto del procedimento amministrativo – si legge nella lettera inviata al Ministero, in riferimento al piano volumetrico approvato dalla giunta di palazzo Spada – sarebbe urgente consentire la tutela degli originari edifici dell’inizio del XX secolo, i quali possono bene integrarsi in un contesto di riuso e riqualificazione dell’area, contribuendo alla conservazione dei pochi residui caratteri di centro urbano che si è sviluppato in seguito ai processi di industrializzazione, che ne hanno definitivamente modificato il tratto a partire dalla fine del XIX secolo».
