di Marco Torricelli
Il comitato che si oppone è in campo e continua a dare battaglia, dall’opposizione in consiglio comunale arrivano bordate a palle incatenate, ma spuntano anche carte che contribuiscono a ingarbugliare la matassa. Quella del ‘cavalcavia’ di via Alfonsine è una storia destinata a provocare ancora nuove polemiche.
La storia Davanti al centro commerciale attualmente esistente in via Alfonsine nascerà un nuovo complesso di negozi ed uffici. Circa 14 mila metri quadrati destinati prevalentemente a negozi. Ai piani superiori, invece, centri direzionali ed uffici. Il tutto costruito come un vero quartiere, molto simile ad un outlet, con un negozio vicino all’altro, uniti da porticati, separati da strade e da una piazza interna. Via Alfonsine, quindi, sarà rialzata e sarà realizzato un sottopassaggio pedonale e ciclabile, collegando le due aree commerciali.
Il cantiere I lavori, peraltro, al momento sono fermi per la lunga querelle che ha visto contrapposto il titolare dei lavori e l’appaltatore che, va detto per inciso, è stato dichiarato fallito con una procedura particolarmente rapida e già nelle prossime ore il cantiere potrebbe essere assegnato ad una nuova ditta che sarà incaricata di riprendere la realizzazione del centro commerciale.
Il comitato Moreno Castellucci, presidente del comitato ‘No cavalcavia’ dice che «i cittadini provano sconcerto e preoccupazione per il fatto che il progetto relativo al centro commerciale al cavalcavia stato escluso dalle procedure di valutazione per la sostenibilità ambientale, non essendo stato ritenuto necessario, da parte degli organi competenti, di doverlo assoggettare alla Via (valutazione impatto ambientale) e alla Vas (valutazione ambientale strategica)». Tanto che «proprio quello relativo alla sostenibilità ambientale è stato il motivo cardine che ha portato il comitato a presentare un esposto alla procura della repubblica».
Le firme Il comitato, poi, lancia una raccolta di firme, perché, dice Castellucci, «vuole avvalersi del diritto sancito dall’articolo 8 dello statuto del Comune di Terni, che prevede la possibilità per i cittadini di presentare una proposta di deliberazione, accompagnata da una relazione illustrativa, che rechi non meno di trecento sottoscrizioni da parte dei cittadini, la quale dovrà essere presa in esame dall’amministrazione comunale nei tempi previsti dalla statuto stesso». In tal modo, prosegue, «tutte le forze politiche verranno chiamate ad esprimersi e dovranno assumersi le proprie responsabilità di fronte ai cittadini».
L’interrogazione La vicenda è anche oggetto di un’interrogazione al sindaco, presentata dal capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Enrico Melasecche, secondo il quale sarebbero molti gli interessi convergenti sull’area, non ultimi quelli di «personaggi, interessati dalla cronaca cittadina e da vicende giudiziarie, i quali gestivano, con proprio personale tornaconto, grazie però anche ad un comportamento della pubblica amministrazione tutt’altro che prudente e cristallino, l’insediamento di attività commerciali in quelle notevoli superfici a ciò dedicate dalle previsioni urbanistiche, superfici commerciali che continuano a proliferare nell’illusione che l’economia della città possa assorbirle all’infinito, senza conseguenze negative per le attività già esistenti anche in un centro ormai desertificato con conseguenze gravi per i lavoratori del settore».
L’assessore Nell’interrogazione di Melasecche, però, è contenuto anche un attacco – diretto e violento -all’assessore all’urbanistica, Marco Malatesta, dal momento che viene chiesto al sindaco «di avocare a sé la delega all’urbanistica, come fu obbligato a fare il suo predecessore nei confronti dell’assessore allora in carica, per fatti altrettanto incresciosi, in considerazione della pervicacia che sta dimostrando nella tutela di un progetto assurdo, tutela incomprensibile ai più, peraltro in una fase delicatissima di fine consiliatura, in cui aumentano evidentemente le pressioni per conseguire comunque obiettivi non sempre trasparenti».
L’accordo C’è però un ulteriore elemento, da inserire nella narrazione della storia. Perché un anno e mezzo fa, (il 22 maggio del 2012, con una scrittura privata, per la precisione) l’amministratore del condominio a cui fa riferimento il mega-complesso di via Alfonsine che ospita il centro commerciale e residenze private, sottoscrisse un accordo – con il costruttore che sta realizzando il nuovo insediamento commerciale e che realizzerà il ‘cavalcavia’ – in base al quale, di fatto, accettava che l’iter andasse avanti in cambio di alcuni lavori finalizzati all’eliminazione di «infiltrazioni nei garage e/o posti macchina pertinenziali (quindi non aperti al pubblico)».
La spiegazione Quell’accordo, dice il presidente del comitato ‘No cavalcavia’, «è stato firmato dall’amministratore di un condominio che, per i tre quarti dei ‘millesimali’, rappresenta soggetti commerciali o attività direzionali e solo per un quarto da privati». Però impegna ugualmente tutto il condominio: «Ma la nostra opposizione nasce anche dal fatto che, per realizzare il cavalcavia, si dovrà utilizzare un’area (tre particelle catastali, per complessivi 480 metri quadrati; ndr) di proprietà comunale».
