di Marco Torricelli
Lui è tranquillo. E nemmeno arrabbiato: «Diciamo dispiaciuto, perché questa storia si sta rivelando dolorosa, oltre che deleteria per l’immagine di un autentico pezzo della storia cittadina, come la pasticceria Pazzaglia».
Raffaello Federighi Quando gli chiedo se ha voglia di raccontare la sua versione dei fatti che hanno portato, venerdì mattina, l’ufficiale giudiziario a far incatenare le porte dello storico Pazzaglia; si ferma e si mette comodo: «Lei sa cos’è il serpollo?». Prego? «Ma sì, quell’erba aromatica che si usa in cucina». Sì, ecco, ma che c’entra? «Io, Stefano Amici, lo chiamavo ‘serpollo’. Da tanto tempo. Perché lui ed io eravamo amici da una vita e, siccome tanti anni fa, aveva l’abitudine di mettere quell’erbetta in tutte le cose che cucinava, gli avevo affibbiato quel soprannome». Vuol dire che avete litigato per questo? «Certamente no – dice facendosi serio – era solo per darle un’idea su come possa essere nato il mio coinvolgimento in Pazzaglia».
Richiesta di aiuto Insomma, un bel giorno «Stefano Amici mi chiese aiuto – racconta Federighi – perché stava andando a fondo e io, che non voglio passare per un benefattore disinteressato, valutai se quella potesse essere un’operazione economicamente interessante». Carte alla mano «verificai che Amici era indietro con i pagamenti, con i proprietari dello stabile (Manuela e Fabio Ciri; ndr), per circa 130 mila euro, ma che quello, in fondo, era un aspetto solo marginale di una situazione debitoria, con creditori pubblici e privati, dieci volte superiore. E che, oltre ad un pignoramento, era stata avviata la procedura per lo sfratto esecutivo». E fece la sua mossa.
Il pagamento Un assegno circolare da 25mila euro «che Amici ha subito girato ai Cini, per transare la situazione debitoria nei loro confronti, con contestuale rinuncia al contratto»; la stipula di un nuovo contratto di affitto «con durata di 12 anni, al canone complessivo di 880 mila euro, garantiti da una fidejussione già sottoscritta»; l’acquisto del marchio Pazzaglia e di tutto quello che sta dentro al locale «con un accordo che prevedeva il versamento di una parte in assegni circolari». E il resto? «Stefano Amici sarebbe stato assunto, da me – dice Riccardo Federighi – in qualità di preposto alla conduzione del locale». Sabato scorso, invece, «mi ha inviato una mail – racconta Federighi – nella quale mi annunciava di averci ripensato e che non se ne faceva più nulla. Dopo avermi, però, diffidato dal chiamarlo ancora ‘serpollo’ e che da quel giorno lui, per me, era il ragionier Amici. Ma si può?».
L’accordo Quello che Amici, secondo Federighi, mandava all’aria era un accordo che prevedeva che il locale sarebbe stato chiuso il 30 giugno scorso «per dare subito inizio ai lavori di prima urgenza che prevedevano la messa a norma e l’avvio del restyling. Quindici giorni di lavori a ritmo serrato, da parte di ditte di mia fiducia, per riaprire Pazzaglia in tempi brevi e, nel contempo, organizzare la seconda fase della ristrutturazione, quella che deve portare il locale a recuperare quella allure di eleganza che merita». Costi? «Per la prima fase prevedo circa 300 mila euro. Per il resto non saprei dirle, ma è ovvio che, dal momento che penso all’utilizzo del piano superiore per una sala ristorante e di una radicale rivisitazione del locale nel suo complesso, direi che andremo molto, ma molto più su».
Il futuro Però, almeno per adesso, non si fa niente. Il locale è ‘sigillato’, su sua istanza. «Guardi, mercoledì prossimo ci sarà l’udienza e io sono certo che il giudice non potrà che darci il ‘via libera’ – dice Raffaello Federighi – ma credo che potremmo avere qualche buona notizia anche prima, perché spero sempre che Stefano Amici comprenda che la soluzione migliore, per il bene del locale, del personale, che resterà tutto al suo posto e anche per il suo, è quella di chiudere in maniera amichevole questa spiacevole vicenda». Che intende? «Che io sono ancora pronto a tener fede per intero all’accordo fatto, compresa la parte che riguarda la posizione di Stefano Amici, ma da lui mi aspetto un gesto di buona volontà».
La precisazione Raffaello Federighi vuole anche chiarire un aspetto: «Nel vostro articolo di venerdì – dice Federighi – nel capoverso relativo al mio profilo imprenditoriale, citando le vicende Meraklon e Gianpaolo Fiorletta, fate intendere che anche io sia stato oggetto di un provvedimento cautelare come la custodia in carcere. Così non è in quanto sono stato interessato ad un provvedimento cautelare di ‘interdizione dall’esercizio e direzione d’impresa’ per 30 giorni, immediatamente annullato dal Tribunale del riesame».
