di Marco Torricelli
Ventisette. Mila. Sì, 27 mila euro, è il totale che si ottiene sommando le cifre scritte sul mucchietto di assegni con i quali sono usciti, dagli uffici di uno studio legale, i lavoratori del cantiere conteso di Cospea. Ma che, forse, hanno solo incrinato il fronte. Senza riuscire a rompere – almeno per la gran parte di loro – il sodalizio con Emanuele Amenta, il loro datore di lavoro che in quel cantiere continua a dormire.
Nuova crisi E che sembra, stranamente, più sereno rispetto alla prima volta che l’ho visto. Anche se, nel frattempo, ha fatto un altro ‘pit stop’ al pronto soccorso: «Mi sono sentito male di nuovo, i ragazzi si sono spaventati – mi aveva detto al telefono – e hanno chiamato l’ambulanza. Mi stanno facendo una flebo, ma poi firmo e me ne vado». E, infatti, quando mi richiama, lo fa dal cantiere: «Sono tornato», mi dice.
Al cantiere Vado a vedere e, come detto, quello che mi trovo davanti è un uomo più tranquillo, anche se ancora arrabbiato: «Per la verità – dice lui – sono addirittura più arrabbiato di prima. Soprattutto perché hanno preso in giro i miei fratelli (li chiama ancora così, gli operai; ndr) e con questa manovra hanno cercato di metterli contro di me». Però, spiega «con quello che hanno fatto, le cose sono, finalmente, più chiare».
Il sindacato Federico Natalini, il sindacalista della Feneal Uil che sta seguendo la vicenda, dopo aver precisato che «io non sono il segretario provinciale», dice che «il sindacato ha conseguito un risultato importante, permettendo ai lavoratori di percepire almeno una parte delle loro spettanze». Mentre sul possibile futuro, prosegue, «ci sono meno certezze». Già, perché la guerra tra le due aziende continua e se, come Marcangeli vuole, Amenta dovrà farsi da parte, che fine faranno gli operai? «Si potrebbe ipotizzare – dice Natalini – il loro passaggio ad un’eventuale nuova ditta appaltatrice». Ma ci sono delle possibilità concrete? «Al momento non posso darle una risposta».
In tribunale A quanto risulta i legali di Giunio Marcangeli – il proprietario dell’area e del cantiere, nel quale si stava lavorando alla realizzazione del centro commerciale – sarebbero pronti a presentare, lunedì mattina, un ricorso, sulla base dell’articolo 700 del codice di procedura civile, con il quale si chiederebbe, di fatto, di imporre ad Emanuele Amenta di lasciare il cantiere. Tanto più che ci sarebbe, effettivamente, una ditta pronta a subentrare, per riprendere i lavori del centro commerciale. Sarebbe di Afragola, anche se già attiva in zona. Ed ecco, forse, svelato l’arcano: «Finalmente – dice Amenta – avremo l’occasione di mettere le carte in tavola. Perché i miei legali hanno già tutto pronto e, stavolta, la verità verrà a galla. Il giudice avrà parecchio materiale da esaminare e si potrà fare un’idea di quello che è successo davvero».
Il vaso trabocca Perché, è sempre più chiaro, il sodalizio professionale, più che decennale, tra Emanuele Amenta e Giunio Marcangeli (ma non solo con lui, pare di capire) non si è rotto solo a causa del cantiere del centro commerciale – trasformandosi, peraltro, in una guerra nella quale qualcuno rischia di farsi male sul serio – ma che ci sia molto altro, in ballo. Un ‘altro’ che coinvolgerebbe anche uomini politici e personaggi ufficialmente non interessati al mondo dell’edilizia. E, se il vaso trabocca oggi, a riempirsi avrebbe iniziato, addirittura, nel 2008.
L’intreccio E questo ‘altro’ sarebbe rappresentato da un vorticoso giro di società che nascevano, si fondevano e si rompevano; in un intreccio tra terreni che si compravano e progetti edilizi controversi; in un immancabile passaggio per l’acquisto di una squadra di calcio che ‘stava a cuore’ a chi di dovere. Vero? Lui, Amenta, mi guarda, poi si guarda in giro e, dopo, risponde sorridendo: «Tu mi chiedi tante cose – dice piano – ma io mica ti posso rispondere. Io aspetto che mi chiami un magistrato e, magari, dopo che avrò parlato con lui, potrò farlo anche con te».
Il Durc Ma una cosa che vorrebbe dire al magistrato, la anticipa: «Perché Marcangeli ha preferito dare 27 mila euro ai miei fratelli; e io sono contento per loro, che almeno possono far mangiare lo loro famiglie; invece di darli a me, insieme agli altri soldi che ancora mi deve, permettendomi di sistemare la posizione relativa al Durc (il documento unico di regolarità contributiva; ndr) e consentendomi di proseguire il lavoro al cantiere? Ecco, questo vorrei che il magistrato chiarisse». E, mentre accende l’ennesima sigaretta, dice a voce bassissima: «Lunedì. Non vedo l’ora che arrivi».
