di M.T.
Cinque i carri in gara, con proclamazione dei vincitori nella stessa serata di martedì, per tornare alle antiche tradizioni. I ‘carri di maggio’ ternani sono pronti alla sfilata numero 117 che, com’è stato paventato, potrebbe essere l’ultima.
I titoli Questi i carri in gara: ‘Cantamaggio o Maggio-Crisi?’ del gruppo Maggiaioli convinti; ‘Meravijasse’, del gruppo Polymer-Sabbione-Pallotta; ‘Verso nuovi orizzonti’, dei Giovani Arronesi; ‘Lu fregandò’, del rione Città giardino e ‘Lu giardino in festa pe lu ritorno de li maggiolini’, del gruppo Arci-Fiaiola. In testa e in coda ci saranno i due carri fuori concorso: il secondo allestito dall’Arci-Fiaiola e quello della Nuova compagnia teatro città di Terni. Due, invece, le assenze di rilievo: il carro della comunità indiana – che nelle ultime edizioni aveva rappresentato un interessante richiamo alle tematiche dell’integrazione – e quello dell’Istituto professionale, anche quello interessante per il diretto coinvolgimento dei giovani studenti.
La sfilata Partenza alle 21 da via Battisti, di fronte alla sede dell’Aci, per poi raggiungere piazza Tacito, piazza della Repubblica, piazza Europa – dove sarà posizionata la giuria – e corso del Popolo; gireranno intorno all’obelisco di Pomodoro e faranno marcia indietro percorreranno il tragitto a ritroso. Al secondo passaggio in piazza Europa saranno proclamati i vincitori.
Le spese Per la realizzazione dei carri in concorso, i gruppi ricevono un contributo di 5 mila euro. Ma il resto delle spese – notevoli – è a carico loro e, visto che gli sponsor non sono quelli della ‘formula uno’ la classica colletta nei quartieri è sempre di moda. Per i due carri fuori concorso, invece, c’è un – meno che simbolico – rimborso spese.
Ultimo atto? I problemi sono, tanto per cambiare, quelli economici. Per mettere in piedi la manifestazione vengono spesi 100 mila euro, il 70% a carico del Comune: «La Regione ci dà 5 mila euro e 3 mila dalla fondazione Carit – ha spiegato Omero Ferranti, presidente dell’Ente Cantamaggio – mentre la Provincia, al momento almeno, non ci ha dato un euro». Poi si aspetta «un contributo dalla Camera di commercio e dagli sponsor», che è come dire: chi può, preghi. Tanto che, è stato l’allarme, «non sappiamo proprio se l’anno prossimo saremo in grado di fare ancora una festa che nemmeno le bombe della seconda guerra mondiale furono capaci di fermare».
