di Marco Torricelli
Magari è solo un’impressione, ma, a occhio e croce, la faccenda del canile di Colleluna potrebbe riservare qualche sorpresa e, pure, nuove polemiche. L’assegnazione della gestione alla Metauria Ecologia di Gioia Tauro, dopo un bando al massimo ribasso, con conseguente esclusione della cooperativa ternana Alis, che quel canile lo gestiva dal 2008, ha provocato proteste e, pure, minacce di dar vita a «tutte le azioni legali necessarie».
Il bando Il Comune di Terni aveva emesso un bando, la cui ‘base d’asta’ si aggirava intorno ai 600mila euro all’anno, per tre anni. Erano arrivate due offerte: quella della Alis, che aveva proposto un ribasso dell’1%, e quella della Metauria Ecologia, che aveva ‘ribassato’ del 17,9%. Aggiudicandosi l’appalto e provocando la reazione del presidente della cooperativa Alis, Carlo Andreucci «L’importo a base d’asta serve essenzialmente a coprire i costi del personale e ci si chiede come sia possibile applicare i contratti collettivi nazionali di lavoro con un ribasso così consistente».
I disabili Contro quell’appalto si è schierato, dando vita anche ad un sit-in di protesta a palazzo Spada e ottenendo un incontro con i capigruppo in consiglio comunale, anche un comitato di disabili, perché, dice Stefano Morlupo, il coordinatore del comitato «la scelta fatta ignora il nuovo regolamento comunale, che prevede norme per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate». Ma ci sarebbe anche dell’altro: «Perché si parla di realizzare, all’interno del canile, un allevamento di cani da tartufo e di adibire un’area dello stesso canile a ‘pensione di lusso’ per animali di proprietà di clienti danarosi». Tutti: cooperativa Alis e comitato dei disabili, dicono di aver già messo la cosa in mano agli avvocati.
L’assessore La procedura adottata, spiega l’assessore comunale all’ambiente, Luigi Bencivenga, «è pienamente rispettosa delle norme di settore, tutte gestite e applicate dagli uffici preposti, così come sono stati questi ad occuparsi di tutti i passaggi procedurali, ad iniziare dal bando pubblico». L’assessore, insomma, sembra voler distinguere il suo ruolo politico da quello puramente tecnico, rappresentato dai funzionari comunali.
Gli appalti Anche se quello in questione risulterebbe tra quelli esclusi «dall’ambito di applicazione del codice dei contratti, il Comune di Terni ha ritenuto di dover avviare una procedura aperta di rilevanza europea che tiene conto di principi concorrenziali». Nei contratti pubblici, chiarisce l’assessore Bencivenga, «la migliore offerta viene selezionata con il criterio del prezzo più basso o con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le stazioni appaltanti nella determinazione a contrarre scelgono quello più adeguato in relazione alle caratteristiche dell’oggetto dell’appalto e indicano nel bando di gara quale dei due criteri sarà applicato per selezionare la migliore offerta». E per il canile si è scelto, appunto, il criterio del prezzo più basso.
Le verifiche La normativa, dice ancora Bencivenga, «viene tenuta in stretta considerazione anche per le procedure di verifica per l’aggiudicazione definitiva», che, insiste sulla questione, «sono sempre gestite dagli uffici preposti». Al momento, puntualizza l’assessore, «c’è un’aggiudicazione provvisoria ad un operatore che ha offerto un ribasso percentuale del 17,9% ed è stata avviata la valutazione dell’anomalia dell’offerta, in quanto la legge prevede che gli enti sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza. Al termine di questa ultima verifica verrà deciso se procedere all’assegnazione definitiva, con la firma del contratto, o se invece sarà necessario procedere in maniera diversa».
