Un cane antidroga a scuola

Lui, i cani a scuola, non ce li voleva. Ma mica perché non gli piacciono gli animali. I cani, infatti, erano quelli antidroga della polizia e lui, Franco Coppoli, professore dell’istituto geometri ‘Antonio da Sangallo’ di Terni e militante dei Cobas, il 26 marzo scorso si era opposto ad un controllo nella classe dove stava facendo lezione.

Sanzionato Il dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Domenico Petruzzo, a luglio ha formalizzato un provvedimento  di ‘sospensione’ per dodici giorni nei confronti dell’insegnante – peraltro anticipato immediatamente dopo i fatti – che decorre dall’inizio dell’anno scolastico: dal 15 al 27 settembre, insomma, il professore non potrà insegnare.

Il ricorso L’esecutivo nazionale dei Cobas della scuola ha deciso di patrocinare il ricorso davanti al giudice che verrà presentato al tribunale di Terni al termine del periodo di sospensione. «Quello di interrompere la normale attività didattica da parte della polizia (senza alcun mandato di magistrati) per controlli con cani antidroga – dicono i Cobas – è un atto grave, indice del clima sociale e politico nel nostro Paese. Interrompere le lezioni per imporre umilianti controlli antidroga non porta risultati quantitativi tali che possano far pensare che l’operazione serva a debellare spaccio o consumi. In realtà queste sono operazioni repressive con connotazioni mediatico-intimidatorie: servono a ‘insegnare’ agli studenti che sono tutti potenziali criminali, controllabili e perquisibili in ogni momento».

La protesta Secondo i Cobas l’intento di queste operazioni è quello di «educare al controllo ed alla subalternità. Se infatti ci fossero (e non c’erano in questo caso) comportamenti collegati all’uso di sostanze psicotrope, che fanno parte dei processi comportamentali dell’adolescenza, quale dovrebbe essere la risposta della scuola? Intervenire, anche tramite esperti, cercando di affrontare il problema in un’ottica educativa oppure riempire gli istituti di polizia e cani arrestando o prelevando adolescenti in possesso di qualche spinello? La scuola è un contesto educativo, non è un riformatorio dove si possono interrompere le attività didattiche per il triste ed inutile spettacolo delle repressione».

Il precedente Il docente, noto per il suo impegno politico, nel 2009 era balzato agli onori delle cronache per aver rimosso il crocifisso da un’aula dell’istituto professionale dove insegnava. Un gesto compiuto «per difendere la laicità delle istituzioni» e che gli era costato un mese di sospensione dall’insegnamento, con tanto di strascichi polemici che avevano visto anche l’intervento dell’allora ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini.

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