di Fabio Toni
Avrebbe minacciato e maltrattato per anni la madre invalida, forse accecato dal rancore per essere cresciuto in una ‘casa famiglia’ dall’età di 3 anni, senza l’affetto dei propri cari. Le accuse mosse dalla procura parlano di «minacce di morte, condotte con un coltello, colpi e pugni inferti alla madre”, il tutto “per farsi consegnare i soldi per comprare la droga». Su queste basi il gup del tribunale di Terni, Pierluigi Panariello, ha condannato 21 enne ternano a due anni e quattro mesi di reclusione con le modalità del rito abbreviato.
Maltrattamenti ed estorsione Il giovane era stato arrestato un anno fa , in seguito alle denunce presentate dalla donna, invalida e pensionata, che vive con meno di 400 euro al mese. In un’occasione le avrebbe anche tirato un coltello addosso, ferendola alle gambe. E poi pugni, oggetti lanciati con violenza, minacce e offese che avevano reso il clima sempre più pesante, invivibile.
Parla il legale «Faremo sicuramente ricorso in appello», così l’avvocato Mara Provantini che difende il ragazzo. «Probabilmente – afferma il legale – non siamo riusciti a far emergere il profondo disagio di un ragazzo letteralmente abbandonato a sé stesso. Un giovane cresciuto in un contesto complicato che ne ha segnato la crescita e lo sviluppo. La sentenza fa apparire come carnefice colui che è solo la vittima di una situazione estrema».
