La cifra è appetibile 1 milione e 100 mila euro, il bando pubblico, emanato dalla Regione su disposizioni comunitarie, complesso e in scadenza: il termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato al prossimo 15 aprile. Scopo: la realizzazione di un ‘centro commerciale naturale’. Nient’altro che la creazione di un brand condiviso da ‘tutti’ gli esercenti del centro storico, quindi un logo comune e una serie di servizi offerti alla clientela. Piuttosto che un’omologazione di attività di ogni tipo però, si tratta di una opportunità per i titolari dei negozi. Per la Conca le proposte saranno almeno due, quella di Confcommercio, Confartigianato e Cna e quella di Confesercenti che, staccatasi dal progetto unitario, corre da sola e spiega il perché.
La rottura Le prime frizioni che hanno poi fatto saltare definitivamente l’idea di un progetto comune risalgono al luglio 2014: «L’estate scorsa – spiega il responsabile nazionale di Confesercenti, Lino Busà – incontrammo il presidente di Confcommercio per proporgli un’iniziativa comune di partecipazione al bando, ma ci fu risposto che dipendeva tutto da Perugia e che non si conoscevano ancora i dettagli». A detta di Busà, la gestione della cosa è stata piuttosto losca: «Alla presentazione del bando c’erano proprio esponenti di Confcommercio che oggi vi partecipano e allora – dice – perché mai avremmo dovuto aderire ad un ‘piatto preconfezionato’? Prima di tutto la trasparenza, – chiarisce Busà – poi il rispetto dei commercianti in un periodo di crisi come quello attuale».
‘Terni in centro’ «La nostra non è un’iniziativa di serie B, anzi il nostro progetto è sicuramente migliore – prosegue l’esponente nazionale di Confesercenti -; così come previsto dal bando – spiega – al momento abbiamo raccolto le adesioni di molti esercizi commerciali (minimo previsto 30), senza costituirci come soggetto giuridico; per ora siamo una semplice aggregazione, avremo poi 30 giorni dall’aggiudicazione per formalizzare la nascita di un’associazione o di un consorzio, ma siamo maggiormente orientati verso la prima ipotesi perché si hanno meno vincoli e costi inferiori».
Progetti Wi-fi libero, portale web di promozione e vendita, fidelizzazione della clientela tramite card e app per smartphone, creazione di un logo e realizzazione di un info point con servizi di accoglienza, telecamere per videosorveglianza anche a copertura di zone cittadine a rischio criminalità. Questi più o meno tutti i progetti comuni per i quali ciascun commerciante aderente dovrà sborsare 6 mila euro, il 60 % dei quali gli sarà restituito in quanto ricompreso nella ‘torta’ da oltre un milione prevista dal bando. Per iniziative individuali della singola attività la restituzione sarà del 50% del totale investito. La particolarità della gara sta nel fatto che potrà esservi più di un vincitore: «Se quella ritenuta la migliore proposta è figlia di un investimento inferiore al milione e 100 mila euro (il limite è proporzionato al numero di esercizi aderenti), i soldi rimanenti spetteranno al secondo progetto presentato». A quel punto il rischio è di avere all’interno del centro storico, due diversi marchi e sistemi di uno stesso ‘centro commerciale’.
Ricucire lo strappo Confesercenti spera chiaramente di raggiungere un numero di membri della costituente associazione tale da poter garantire investimenti per l’intera posta in palio. «Se fosse vincente la nostra idea, alla quale anche ‘dietro le quinte’ lavorano esclusivamente imprese ternane – spiega Busà – non vorremmo che gli esclusi perdessero la grande opportunità, ma a quel punto starà al Comune, probabilmente all’assessore al commercio, riunire tutti attorno ad un tavolo e trovare la quadra per lavorare tutti insieme alla creazione di un grande centro commerciale, anche perché – sottolinea – con le adesioni attuali – questo ‘centro commerciale naturale’ si prospetta molto dispersivo».
Ricorso al Tar«Lo scopo della creazione di un ‘centro commerciale naturale’ è quello di una riqualificazione urbana che passi attraverso la rivitalizzazione dell’economia cittadina, peccato che dal bando siano state escluse le attività che insistono su aree pubbliche e quindi ad esempio i box commerciali del mercato comune di largo Manni. Al loro posto – dice col dente avvelenato Busà – non capiamo perché sia stata aperta la partecipazione alle sale di proiezione cinematografica. A tal proposito – dice senza filtri – stiamo valutando con alcuni avvocati la possibilità di un ricorso al Tar»
