di M. To.

Due esposti. Uno alla procura regionale della Corte dei conti e uno alla procura della Repubblica di Terni. Francesco Bartoli, consigliere regionale di Confimpresa e già candidato a sindaco (il 25 maggio ha raccolto 739 voti, l’1,27%) non demorde e vuole «fare definitiva luce sulla triste vicenda degli autovelox»

I tempi I due esposti, spiega Bartoli, «erano pronti da tempo, dal 7 di aprile, ma non volevo che qualcuno potesse affermare che Bartoli voleva strumentalizzare la vicenda autovelox per fini elettorali. Ho quindi aspettato l’esito delle elezioni e poi vista l’incombenza dei primi giudizi attesi per il mese di giugno, ho dovuto procedere».

La storia Nel mese di luglio del 2012, ricorda Bartoli, «la prefettura di Terni accolse il ricorso di un automobilista per una multa da autovelox riconoscendo validi le cause di illegittimità ivi denunciate. In seguito a tale presa di posizione centinaia di cittadini si attivarono proponendo un identico ricorso alla prefettura di Terni per la stessa fattispecie, ma che inspiegabilmente furono respinti con provvedimento avverso ed ingiunzione di pagamento dalla prefettura».

Il giudice di pace Molti dei ricorrenti, prosegue l’ex candidato a sindaco, «hanno effettuato ricorsi a tali provvedimenti prefettizi di fronte al giudice di pace di Terni, ricorsi che sono stati tutti accolti. In data 7 aprile 2014, in uno di questi ricorsi davanti al giudice di pace – dice Bartoli – si è tenuta la testimonianza della comandante della polizia stradale di Terni, dottoressa Katia Grenga, testimonianza rivelatasi determinante ai fini del giudizio risolto a favore del ricorrente con la sentenza del dottor Marco Lotti».

«Pietra tombale» Secondo il consigliere di Confimpresa «questa sentenza rappresenta di fatto la pietra tombale dal punto di vista giurisprudenziale sulla vicenda degli autovelox, istallati dal Comune di Terni». Secondo lui, infatti, «conseguentemente a tale sentenza i decreti prefettizi relativi devono ritenersi illegittimi  e come tali devono essere tutti disapplicati, con conseguente accoglimento dell’opposizione ed annullamento dell’ordinanza, atteso l’illegittimo accertamento della violazione del limite della velocità operato mediante l’uso di una apparecchiatura automatica e come tale non consentita».

La Prefettura Ma poi Francesco Bartoli alza notevolmente il tiro. Visto che «il giudice di pace ha condannato la prefettura al pagamento delle spese, abbiamo rivolto un appello all’attuale prefetto in carica che non è responsabile delle decisioni prese fin qui dai suoi predecessori e dirigenti (in particolare la dottoressa Mignozzetti che ha rigettato in prima istanza i ricorsi), chiedendo di sanare l’accertata illegittimità del decreto prefettizio, emettendo un provvedimento in autotutela che di fatto imponga al Comune di Terni la disattivazione degli autovelox, chiedendo altresì un incontro urgente con il sindaco».

L’attacco Visto «che tale appello ad oggi non è stato accolto» si è passati all’esposto alla Corte dei conti , in cui «abbiamo documentato tutta l’azione amministrativa svolta dal Comune e dalla Prefettura di Terni per l’istallazione dei due autovelox, allegando sentenze, documenti tecnici fotografie ed in particolare il nostro atto di diffida ad adempiere presentato in data 16 gennaio 2013 in cui intimavamo già all’epoca al sindaco di Terni di disattivare gli autovelox per acclarata illegittimità degli stessi».

La Procura Nell’altro esposto, quello presentato alla procura della Repubblica di Terni, invece, Francesco Bartoli spiega che si chiede «di accertare, stante la comprovata illegittimità degli autovelox e di tutta la procedura amministrativa, eventuali reati penali commessi dagli amministratori comunali, come ad esempio l’abuso di ufficio». In considerazione «delle rilevanti affermazioni della dottoressa Katia Grenga comandante della stradale, riportate nella sentenza emessa dal giudice di pace, abbiamo chiesto la sospensione cautelativa di tutti i giudizi pendenti presso il tribunale di Terni, fino a quanto la procura non accerti gli eventuali reati penali commessi dagli amministratori del Comune di Terni».

La ‘stradale’ Secondo Bartoli «il Comune deve difendersi da una testimonianza diretta a nostro favore della comandante della polizia Stradale già rivelatasi determinante e che non potrà non confermare quanto da lei stessa scritto sulla perizia richiesta dall’ex prefetto di Terni proprio per fare chiarezza sull’intera vicenda, anche in altri futuri giudizi in cui verrà chiamata a testimoniare». In caso contrario, «ove cioè la procura della Repubblica non ravveda reati penali , la perizia e la testimonianza della comandante della stradale verrà allegata e richiesta in tutti i procedimenti in appello che il comune di Terni ha intentato contro le decisioni dei giudici di pace inizialmente vinti. Quindi la comandante della stradale sarà chiamata a testimoniare in oltre 50 procedimenti legali distinti».

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