di Francesca Mancosu
La valorizzazione delle nostre aree industriali dismesse può ancora essere un volano turistico per il nostro territorio? Dopo anni di promesse e di progetti incompiuti, qualcosa sembra cominciare a muoversi dalle parti di Marmore, dove sta sorgendo un parco di archeologia industriale che aprirà ufficialmente la prossima primavera, grazie ad un bando del Comune di Terni. «È solo il primo passo di un percorso più ampio – promette il presidente della circoscrizione Est, Stefano Bolletta – che ha per obiettivo la realizzazione di un vero e proprio brand commerciale».
Nel parco dei Campacci Fra il verde della vegetazione del parco dei Campacci, a poca distanza dalla cascata, emergono già sette giganti. Sette grandi manufatti provenienti dalle centrali idroelettriche di Galleto e Narni, conservati per diversi anni alla Bosco di Maratta. «Sono stati tenuti all’aperto per diverso tempo – racconta Maurizio Santini della Mind, la società che si sta occupando della loro collocazione – quindi è stato necessario un lavoro di sabbiatura e verniciatura che li ha riportati al loro stato originario. Li abbiamo posizionati su dei basamenti di cemento, a cui presto si aggiungeranno pannelli indicatori, che saranno poi coordinati con depliant e strumenti multimediali». Realizzato nell’ambito della prevista riqualificazione del sentiero n° 5 della cascata delle Marmore (grazie al Programma di sviluppo rurale per l’Umbria 2007-2013, ndr) il parco potenzia il percorso didattico sugli impianti idroelettrici locali in parte già presente ai Campacci, fra le cisterne che servivano per la captazione delle acque che poi attraverso le condotte forzate venivano portate a valle per produrre l’energia elettrica necessaria a funzionare i tanti stabilimenti del ternano, acciaeria in primis.
Un museo a cielo aperto «Da tanto tempo si parla della necessità di individuare uno spazio dove poter collocare i tantissimi reperti provenienti dalle nostre fabbriche – ricorda il presidente della circoscrizione Est Stefano Bolletta, fra in principali promotori dell’iniziativa insieme a comune di Terni, Isrim e Aipai – ma ci vorranno milioni di euro e centinaia di anni per realizzarlo. In realtà, esiste già, ed è un vero e proprio museo a cielo aperto: si tratta del nostro territorio, dove sono sparse dighe, condotte forzate, canali, dall’epoca romana al novecento. Basterebbe solo mettere a sistema tutto questo ed organizzare delle visite guidate, fra Marmore, Papigno, la diga del canale Nerino, i mulini della Valnerina, Narni e Stifone».
Un nuovo brand turistico Il parco di Marmore, come detto, è solo l’inizio di un progetto più ampio, che comprende un centro di documentazione allestito nella scuola dei Campacci. Da lì, prosegue Bolletta, «da due anni partono alcuni itinerari fra le opere idriche della zona curati dai volontari di Marmore tourist, un’associazione di ingegneri che la scorsa estate ha organizzato ‘Archeoaperitivo’, con degustazioni di prodotti enogastronomici e visite guidate alla riscoperta di ‘Marmore-territorio delle acque’. Vorremmo farlo diventare un servizio turistico permanente, aprire un centro didattico sui temi dell’energia e anche sviluppare un vero e proprio prodotto ‘commerciale’, con il coinvolgimento – tramite un bando pubblico – di azinde interessate a gestirne il merchandising».
