di M. To.
La puzza, spesso, è insopportabile. E il dubbio pure: «Cosa produce la fermentazione delle materici organiche contenute nei morbidi tubi di polietilene che caratterizzano da un po’ di tempo il panorama lungo la Marattana?»
Il biodigestore Lì, infatti, è stato realizzato un biodigestore e «dai silobags, da mesi continua a fuoriuscire liquido nero – segnala il comitato ‘No inceneritori’ di Terni, che con il Wwf ha segnalato il fatto al comando provinciale del corpo forestale – e, dopo il nostro intervento, ora attendiamo l’esito della verifica richiesta».
I silobags In quei tubi di polietilene «vengono stipate le matrici organiche – mais, triticale, scarti di lavorazione e altro, spiega Fabio Neri, del comitato ‘No Inceneritori’ – per una prima fermentazione prima di entrare nel biodigestore, ma è chiaro che il processo porta alla produzione di percolato liquido; cosa non normale è che, se venisse confermato, questo liquido potrebbe disperdersi nel terreno e nell’ambiente. Vogliamo che venga analizzato il liquido e venga fatta una valutazione dell’effetto della sua percolazione».
La Forestale La segnalazione, dicono alla Forestale, «è stata recepita e si stanno svolgendo i rilievi del caso, come sempre avviene quando veniamo sollecitati», ma non vengono forniti altri dettagli: «Le procedure sono in corso e potremo essere più chiari quando avremo dei riscontri». Le analisi, nel caso, le farebbe l’Arpa.
Sito di interesse nazionale Italia Nostra e WWF, intanto, hanno lanciato, attraverso Charge.org, una petizione – che ha già ottenuto circa 10mila adesioni – nella quale, si ricorda che «il Sito di interesse nazionale (Sin) ‘Terni-Papigno’, è una delle 57 aree più contaminate del Paese» e che «ricomprende due enormi discariche con dentro milioni e milioni di tonnellate di scorie di acciaieria; tutt’attorno una concentrazione molto elevata di nichel nei suoli, fino a 10 volte rispetto al limite annuale imposto dalla normativa benchmark, quella tedesca, con picchi mensili anche oltre le 23 volte»
La petizione Nel sito, ricordano Wwf e Italia nostra, «la Regione Umbria ha ritenuto di effettuare circa due anni or sono i primi monitoraggi delle diossine nel latte; ulteriori approfondimenti sono stati svolti nel 2013 pure sulle uova». E chiedono di firmare «affinché la Regione diffonda finalmente i risultati di tali controlli, esiti tuttora sconosciuti. Mai pubblicati. Vorremmo pertanto che le istituzioni diffondano un report ufficiale, con dati numerici puntuali, disaggregati, zona per zona, classificando i dati delle diossine nel latte conformemente a quanto previsto nelle raccomandazioni europee: negativo/soglia di azione-attenzione/positivo, con i relativi provvedimenti assunti».
Le voci Gli ambientalisti parlano di «rumour su possibili sforamenti della soglia di azione/attenzione delle diossine in alcuni prelievi di latte; della soglia di massima tollerabilità su alcuni prelievi di uova. Sappiamo tuttavia che è già sufficiente oltrepassare la soglia di azione/attenzione per riscontrare nel tempo ricadute significative a carico della salute umana: le diossine sono infatti inquinanti rilevanti in termini di bio-accumulo. L’Unione europea, nelle Raccomandazioni della sua Commissione, impone infatti misure straordinarie già a partire dal superamento della soglia di attenzione».
