di M.T.
Fatti fuori. In senso metaforico, ovviamente. O, meglio, messi fuori dal cancello del – recentemente restaurato – canile comunale di Colleluna. E alla cooperativa ternana Alis, che quel canile lo gestiva dal 2008, la faccenda non va giù. Soprattutto per com’è andata la nuova, provvisoria aggiudicazione.
Il bando Il Comune di Terni aveva emesso un bando, nel mese di agosto, per la gestione triennale del canile. La ‘base d’asta’ si aggirava intorno ai 600mila euro ed il criterio per la scelta – fatti sali tutti gli altri requisiti – era il famigerato e sempre contestato ‘massimo ribasso’. Due sole le offerte pervenute: quella della Alis, che ha proposto un ribasso dell’1%, e quella di una società calabrese, la Metauria Ecologia di Gioia Tauro, che ha proposto un ribasso del 17,90%.
I dubbi Il presidente della cooperativa Alis, Carlo Andreucci, vuole vederci chiaro, perché, per cominciare, «l’importo a base d’asta serve essenzialmente i costi del personale e ci si chiede come sia possibile applicare i contratti collettivi nazionali di lavoro con un ribasso così consistente». Ma non solo: «Qualcuno afferma che questo appalto non poteva essere inserito tra quelli previsti dal regolamento comunale, per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, approvato il 20 maggio scorso, ma si tratta di un falso».
Il regolamento Secondo il presidente di Alis «la delibera del consiglio comunale, che ha sancito i criteri della gara, porta la data del 1° luglio, oltre un mese dopo l’approvazione del regolamento» e quindi, a suo avviso, nel bando dovevano essere inserite tutte le condizioni previste dal regolamento stesso. Tanto che Andreucci si riserva «tutte le azioni legali necessarie».
I tempi Prima dell’assegnazione definitiva dell’appalto passeranno almeno due mesi, ma ci sarebbe una clausola che consentirebbe all’aggiudicatario di prendere immediatamente in mano il cabile di Colleluna. E, infatti, denuncia sempre il presidente di Alis, un rappresentante – ternano – della Metauria Ecologia si sarebbe presentato al canile «facendo pressioni improprie sui nostri soci lavoratori, al fine del passaggio a quell’azienda».
