Aidas, lo sciopero della fame prosegue

di Marco Torricelli

Stanchi sono stanchi. E pure tanto. Forse pure un tantino impauriti. Ma le tre lavoratrici di Aidas – Serenella Arca, Petya Dimova e Rita Satolli – e il segretario della Uil ternana, Gino Venturi, non hanno nessuna intenzione di mollare.

Dieci giorni Questa domenica, per loro, corrisponde al decimo giorno di sciopero della fame, uno sciopero che raccontano, praticamente in tempo reale, su un profilo Facebook – oltre mille e cento iscritti – sul quale ormai gli attestati di solidarietà non si contano più: «Siete grandi tutte e sinceramente voi siete la nostra forza», ha scritto Petya, una delle tre digiunatrici, nella serata di sabato.

Il commissario «Sembra assurdo ma prefetto, sindaco, consiglio comunale, parlamentari, consiglieri regionali, quattro persone in sciopero della fame da dieci giorni e centinaia di famiglie sul lastrico, sono tutti nelle mani di Silvia Volpini; la giovane ragioniera di Foligno incaricata dal ministero di assolvere pro-tempore al ruolo di commissaria dell’Aidas; per cose, poi, che avrebbe dovuto fare, secondo logica, da sola e cioè pagare gli stipendi (oltre un anno di arretrati; ndr) e assicurare la massima imparzialità e trasparenza».

La solidarietà Ma la sede della Uil ternana, luogo nel quale dal giorno di San Valentino si sta svolgendo questa drammatica forma di protesta, è diventata anche meta di un ‘pellegrinaggio’ fisico continuo. Sabato è stata la volta di una delegazione di parenti di anziani ospiti delle strutture nelle quali le lavoratrici prestano servizio: «Ne sono orgoglioso e gli sono molto grato – commenta Venturi – perché queste persone che sono venute sanno quanto importante sia il lavoro che svolge il personale di Aidas».

Il presidio E quelle persone non si limiteranno alla solidarietà formale: per lunedì mattina, alle 10, hanno organizzato un presidio sotto la sede della prefettura: «Non vogliamo fare confusione o dare fastidio – dice una di loro – ma crediamo che sia un modo per dare una mano, facendo in modo di rendere ancora più evidente questa protesta che è in corso». Non si aspettano nulla di particolare: «Noi non abbiamo nulla da chiedere, tranne che si permetta a quelle quattro persone di interrompere lo sciopero e tornare dalle proprie famiglie».

Il segreto Provando a scherzarci su, loro confessano che «c’è un segreto. A darci forza è la tisana di Sem». Già, il tè speziato che prepara – chi scrive l’ha assaggiato e, effettivamente, è una ‘bomba’ – una loro collega, Sembetu Woldehaimanot che viene dall’Eritrea e che è una delle presenze costanti, perché «è un modo per dimostrare a queste mie colleghe, a queste mie amiche, che siamo tutti orgogliosi di loro».

Il medico Giuseppe Fatati è un dottore ed è esperto di questioni legate all’alimentazione – è presidente della fondazione Adi (l’associazione di dietetica e nutrizione clinica), oltre che past president dell’associazione e dirige la struttura complessa di diabetologia, dietologia e nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliera ternana – e spiega che «in casi come questi, anche se ovviamente la mia è una valutazione approssimativa, i problemi ‘in acuto’ possono nascere se ci si astiene anche dall’assumere liquidi, ma è chiaro che dopo dieci giorni senza cibo solido è necessaria grande cautela».

I problemi Il possibile «calo di potassio e magnesio nell’organismo – dice ancora Fatati – possono rappresentare un problema, per le persone che restano per molti giorni senza assumere cibo e il consiglio che posso dar loro e, almeno, di bere sostanze che ne contengano, così da evitare ‘crolli’ improvvisi». Poi, però, «quando potranno e vorranno sospendere questa loro forma di protesta, dovranno ricominciare a mangiare con grande moderazione, per evitare quella che in letteratura medica viene definita ‘sindrome da rialimentazione’, che in qualche caso ha provocato anche conseguenze molto gravi».

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