Leopoldo Di Girolamo

di M.R.

Respinto l’atto del M5s che chiedeva il divieto di utilizzo delle acque contaminate per irrigare gli orti. La risposta del sindaco ha convinto il consiglio comunale: «I limiti di contaminazione per consumo umano sono superati in soli 3 pozzi collocati nell’area del comune di Narni, in zona Le Campore». Di fatto, per quello che concerne l’area di competenza ternana, non ci sarebbe da parte di Arpa nessuna richiesta di ordinanza sindacale, piuttosto l’invito a mantenere la situazione sotto controllo.

Di Girolamo Prima che qualcuno possa arrogarsi la titolarità degli studi condotti sull’acquifero della Conca, il primo cittadino precisa: «Lo studio non nasce a caso da qualcuno che si è svegliato la mattina e ha scelto di spendere 50 mila euro per monitorare le acque sotterranee, piuttosto deriva dal fatto che nel 2010 il Comune ha vissuto alla zona Polymer un evento di contaminazione da trielina delle risorse idriche di un acquedotto privato che attingeva l’acqua per uso potabile da pozzi situati in quell’area. Un fenomeno legato a storici insediamenti industriali che per anni hanno insistito entro quello stesso perimetro, i siti chimici attingevano da pozzi privati l’acqua per il proprio uso e le case di lavoratori  e dirigenti costruite sui terreni adiacenti furono collegate agli stessi pozzi per una sorta di convenzione aziendale».

Monitoraggio «Nel 2010 – prosegue Di Girolamo nella ricostruzione dei fatti- un ‘indagine specifica di Arpa rivelò una contaminazione da tetracloroetilene e per questo si intervenne per garantire sicurezza in termini di qualità e potabilità con la realizzazione di un acquedotto, il cui costo fu a carico del Comune, della Sii e in misura minore dei residenti. Nell’ambito della stessa indagine si ritenne necessario e fu attuato il sequestro di una lavanderia, considerata causa primaria di inquinamento, fatto per il quale è ancora in corso l’iter giudiziario. Il comune di Terni, quello di Narni e la Provincia chiesero allora il contributo alla Regione per un approfondimento negli studi ambientali di cui si è occupata proprio Arpa».

Acquifero Conca ternana «24 kmq complessivamente controllati, 127 zone di captazione, uno studio dunque – sottolinea il sindaco – ad ampio raggio. Cosa è emerso? Circa nel 50 % dei  pozzi si riscontrano livelli di tetracloroetilene superiori alla soglia di contaminazione ma un limite che determina solo la richiesta di maggiore attenzione. I limiti di contaminazione per il consumo umano sono superati in 3 pozzi in località Le Campore, quindi nel comune di Narni. Lo stesso accade per  5 pozzi in area Fontana di Polo – ammette il sindaco – ma la cui attinta dagli acquedotti che portano l’acqua nelle case, è opportunamente filtrata. L’Arpa ci invita a fare esclusivamente attenzione e serrato e continuo monitoraggio».

Provvedimenti «Per quanto riguarda i tre pozzi privati collocati nel narnese, non il Comune ma già l’Usl ha emesso un’ ordinanza per vietare l’acqua a uso irriguo. Va sottolineato che c’è idonea potabilizzazione di tutta l’acqua che beviamo. Non abbiamo fatto mistero dei risultati Arpa – precisa Di Girolamo – anzi, dopo lo studio abbiamo inteso rendere noti i dati in una conferenza stampa. Ora la Provincia e i Comuni di Terni e Narni, insieme a Usl e Arpa apriranno un Tavolo per determinare comportamenti comuni. Una cosa è certa: Le nostre scelte saranno rese pubbliche e rispettose delle normative previste dalla Legge».

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