di Francesca Mancosu
Tetti sfondati, scritte sataniste, rifiuti abbandonati ovunque, cumuli di macerie e vegetazione più che incolta. A scorrere le immagini che documentano lo stato in cui versa Villa Palma, inviateci da un lettore, è chiaro che non ci sia più tempo da perdere.
Crollati i solai Il quadro generale è quello di una devastazione senza fine che, se possibile, si è aggravato ulteriormente rispetto alla scorsa estate. La messa in sicurezza annunciata giusto un anno fa dalla Spoleto crediti e servizi, proprietaria dell’immobile, insieme all’avvio della gara d’appalto per la sua riqualificazione si è infatti limitata alla posa di recinzioni valicabili sollevando semplicemente una gamba. La villa risulta facilmente accessibile da ogni lato – le porte sono tutte aperte e non ci sono cancelli di sorta – e ormai semidistrutta. Le infiltrazioni d’acqua hanno fatto crollare i solai uno sull’altro – a proteggerli, diciamo, c’è ormai solo un telone di plastica – mentre i continui saccheggi hanno spogliato l’antica residenza estiva dei Conti Spada di stemmi, arredi, e perfino camini.
Servono 300mila euro «Due settimane fa – racconta l’assessore all’urbanistica del comune di Terni Marco Malatesta – abbiamo fatto un sopralluogo alla villa con l’architetto Virgilio Lispi della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici ed alcuni rappresentanti della Scs. Preso atto della situazione, la proprietà ha preso l’impegno di mettere in sicurezza la struttura, ma senza fornire una tempistica certa». Promesse fatte più volte, e disattese, e che difficilmente potranno essere mantenute nel breve periodo visto che le sorti della Scs sono legate a doppio filo con quelle della Banca popolare di Spoleto, attualmente commissariata ed in attesa di un acquirente. «Per i lavori di messa in sicurezza – che comprendono la copertura dei solai, la fasciatura della struttura e la chiusura degli accessi – sono necessari circa 300mila euro», prosegue Malatesta, «e deve metterli Scs».
«Adiremo le vie legali» «Il Comune di Terni – conclude l’assessore – non ha né risorse né strumenti per intervenire, tranne che fare pressioni sulla proprietà. A tal fine, subito dopo il sopralluogo, insieme alla Soprintendenza abbiamo inviato una lettera al ministero dei Beni culturali, l’unico che può fare i lavori necessari e poi metterli a carico della società di Spoleto secondo l’articolo n° 32 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (“il Ministero può imporre al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo gli interventi necessari per assicurare la conservazione dei beni culturali, ovvero provvedervi direttamente”; ndr). Se, però, Scs continuerà a rimandare gli interventi, saremo costretti ad adire le vie legali».
La posizione di Scs La mancanza di una data di inizio dei lavori è stata confermata dal liquidatore della società, Filippo Ranalli. «Stiamo vagliando il da farsi: non ci sono novità rispetto al sopralluogo, ma la situazione è sotto controllo. Ci siamo impegnati ad occuparci della messa in sicurezza ma in questo momento non siamo in grado di fornire una tempistica precisa».
