di Mar. Ros.
Nessun fenomeno paranormale eppure il signor Meschini, presidente del comitato di Miranda, racconta a Umbria 24: «È capitato di ritrovarsi più automobili parcheggiate in una stessa area, con la batteria a terra».
Miranda Deve essere questa una di quelle ‘situazioni critiche’ di cui parla il Comune a proposito delle antenne ricetrasmittenti. Già, perché stando alle misurazioni di campo elettromagnetico effettuate da Arpa Umbria nel corso degli ultimi anni, è risultato più volte un elevato grado di inquinamento. L’ordinanza emessa dal sindaco nel 2010 per imporre a 28 emittenti la riduzione delle onde, però, non ha prodotto i risultati sperati e allora l’ente ha iniziato a valutare una soluzione alternativa. Intanto da piazza Ridolfi si è pensato di variare il Piano regolatore generale in modo da trasformare le zone rurali e boscate dell’area montana in ‘siti per l’installazione di impianti tecnologici’.
Piano regolatore Il legale del Comitato però, l’avvocato Passeri, ha diffidato il Comune e tutti gli altri enti coinvolti a non perseguire quella strada: «Sarebbe una furbizia, la concessione di una sanatoria e la violazione dei vincoli cui sono sottoposte quelle aree». Delocalizzare insomma sarebbe l’azione buona a mettere le paci, ma servono risorse: i privati dovrebbero essere cioè incentivati (quindi il Comune dovrebbe concedere un terreno senza percepire canone d’affitto ad esempio, e ci sarebbe pure: ‘Rocchetta’ di Marmore; in ogni caso per impiantare antenne altrove servirebbero lavori di preparazione del terreno, in buona sostanza occorrono soldi). La delibera di variante al Prg è già pronta da tempo, ma la diffida dell’avvocato ha rallentato l’approdo in consiglio. Sulla questione è tornata così a lavorare la prima commissione. Come dire, ‘work in progress’ ancora.
Salute La querelle, tra cittadini di Miranda e palazzo Spada, che di riflesso coinvolge anche altri enti, prosegue da anni; basti considerare che la prima antenna a insediarsi nel luogo di massima visibilità sulla Conca fu quella targata Rai oltre 50 anni fa. Nel corso degli anni ’70, come ricostruisce la giunta in una delibera del 2014, tra radio e tv private si è registrata un’evoluzione ‘selvaggia’ degli impianti: «Troppi – tuonano dal Comitato – il Comune trovi siti alternativi». Dal Palazzo nessuno ha detto ‘no’, i consiglieri stanno vagliando le possibilità; intanto la Regione ha risposto al legale del Comitato che «In tutte le zone agricole è consentita la realizzazione di infrastrutture a rete o puntuali di rilevante interesse pubblico qualora sia dimostrata l’impossibilità di soluzioni alternative». Quindi la variante al Prg non servirebbe neppure, ma visto che Arpa ha parlato di inquinamento elettromagnetico, forse occorre aspettare la risposta di Ausl, Ministero della salute e Istituto superiore di sanità.
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