L'area di Cospea

di Francesca Torricelli

Le proteste del comitato cittadino ‘No cavalcavia – pro Cospea’ sulla sopraelevata di via Alfonsine vanno avanti da mesi. E, parafrasando Manzoni, dicono: «Questo cavalcavia non s’ha da fare. Né domani, né mai». Sì, va bé, non siamo nel 1800, ma pare che, la comunicazione, non sia cambiata.

Il progetto Facciamo un passo indietro. Nel dicembre 2010, in Consiglio comunale, all’interno del progetto commerciale di Cospea 2, viene approvata l’opera di urbanizzazione di un passaggio ciclo pedonale a raso. Davanti al centro commerciale Cospea, nascerà il nuovo complesso di negozi ed uffici della ditta Marcangeli. Circa 14 mila metri quadrati destinati prevalentemente a negozi. Ai piani superiori, invece, centri direzionali ed uffici. Il tutto costruito come un vero quartiere, molto simile ad un outlet, con un negozio vicino all’altro, uniti da porticati, separati da strade e da una piazza interna. Via Alfonsine, quindi, sarà leggermente rialzata, mantenendo il normale scorrimento del traffico, in un tratto di circa 20 metri, per un’altezza massima di 2 metri e 40 centimetri. Permettendo, così, di ricavare un sottopassaggio pedonale e ciclabile, collegando le due aree commerciali.

Il comitato cittadino Nell’estate del 2012, dopo «circa un anno e mezzo di continue richieste alle amministrazioni – racconta Moreno Castellucci, presidente del comitato – con un gruppo di cittadini, del quartiere Cospea, riusciamo ad ottenere un’assemblea pubblica, per confrontarci con l’assessore all’urbanistica, Marco Malatesta, sui pro e i contro del progetto». Non avendo «ricevuto risposte, a nostro avviso, soddisfacenti, decidiamo di dare vita al comitato. Due mesi dopo, precisamente il 4 ottobre, in una riunione che si svolge nell’ufficio dell’assessore, quest’ultimo ci invita a fare proposte concrete, che avrebbe sottoposto, nell’immediato, ai tecnici».

Le proposte Non se lo sono fatto ripetere due volte e «ai primi di dicembre, avevamo già presentato quattro proposte alternative». Non solo idee, quindi. «Assolutamente no – continua Castellucci – erano veri e propri progetti, creati con degli ingegneri: la realizzazione di una rotonda, posizionata circa a metà di via Alfonsine; una passerella sopraelevata, servita da ascensori pubblici gemellati; una galleria ciclo pedonale sotterranea, con accesso non meccanizzato e una passerella ciclo pedonale in sospensione, con struttura in acciaio, sostenuta da tiranti». Tutte le «nostre proposte, prevedono un investimento medio di circa 700 mila euro, sensibilmente inferiore al costo di un milione e 300 mila euro, preventivati per il solo cavalcavia. In più si eviterebbero l’inquinamento e i rumori delle auto, in salita e discesa e non ci sarebbe la necessità di eliminare le due fermate per gli autobus». Ma, a distanza di circa quattro mesi «non ci è stata data, ancora, alcuna risposta. Noi, quello che ci è stato richiesto di fare, lo abbiamo fatto. Ora meritiamo delle spiegazioni».

L’assessore Marco Malatesta ribatte: «Parliamo di un dosso di circa due metri di altezza, con rampe di pendenza massima all’8%. Questo sarebbe un cavalcavia? Bé non credo, via. La decisione di inserire il nostro progetto all’interno del piano attuativo di Cospea 2, è stata presa proprio per andare incontro alle difficoltà ambientali e per incrementare la sicurezza, dividendo, quindi, il passaggio delle auto dal percorso pedonale e ciclabile». La pressione «da parte del comitato cittadino, non serve. Non possono avere delle risposte immediate, perché, intanto non sappiamo ancora quando inizieranno i lavori e in più, oltre alle loro, stiamo valutando anche altre proposte e solo più avanti decideremo quale potrà essere la migliore». Le spese «per l’opera pubblica saranno tutte della ditta Marcangeli e secondo me, questo progetto potrebbe essere un esempio da riproporre anche per altre zone della città, per garantire la sicurezza di tutti». A volte, per capirsi, basta parlare.

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