di Francesca Torricelli

Lunedì mattina, presso l’aera archeologica di Carsulae, sono stati presentati i risultati dell’ultima campagna di scavi presso il quartiere nord-est dell’area urbana. Per la prima volta si è andato ad indagare nella parte abitativa e commerciale della città, al di fuori dei centri monumentali. Si è proceduto, quindi, ad ampliare ulteriormente l’area già riportata alla luce negli anni precedenti con i primi dati archeologi sulla vita della città.

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La direzione Tutte le operazioni di scavo sono state condotte sotto la direzione scientifica di Paolo Bruschetti, funzionario della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria nel corso della prima campagna scavi. Successivamente, nel periodo giugno-agosto 2013 si è operato sotto la direzione di Giovanni Altamore (subentratogli alla direzione del Parco archeologico di Carsulae) per proseguire da settembre sotto la direzione di Maria Cristina De Angelis (attuale direttrice del Parco archeologico).

Le murature Sul campo «hanno coordinato le operazioni di scavo – ha descritto Mario Pagano soprintendente per i Beni archeologici dell’Umbria – gli archeologi Luca Donnini e Massimiliano Gasperini rinvenendo in particolare i resti di numerose murature ubicate tra il lastricato e la via Flaminia le quali dovevano presentare le pareti ricoperte di intonaci dipinti e pavimenti realizzati in opera spicata». Allo stato attuale, non essendo ancora completato lo scavo degli strati interni agli stessi ambienti, «non è possibile definirne con certezza la destinazione d’uso – ha spiegato Donnini – anche se l’orientamento e la posizione lungo la via Flaminia potrebbero far pensare ad una serie di botteghe e negozi. Circa la datazione di questi nuovi ambienti, appare probabile che possa attestarsi ad età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C».

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La strada basolata Di eccezionale importanza, inoltre, la scoperta lungo il margine nord del pianoro (a ridosso di una presunta voragine carsica) di una strada basolata sinora completamente sconosciuta, la quale si conserva per un tratto lungo approssimativamente 20 metri compreso tra la via Flaminia ed il margine nord della depressione. «Tale strada – ha aggiunto Donnini – era delimitata da due cordoli in grandi blocchi parallelepipedi, che dividevano la parte carrabile da quella pedonale, quest’ultima garantita da un marciapiede a grandi lastre di travertino. In epoca augustea questa strada sembrerebbe essere stata tagliata e collegata con un ampio lastricato realizzato anch’esso in grandi lastre calcaree».

L’epoca augustea A tale lastricato «sono infine pertinenti almeno due ambienti ubicati lungo il margine settentrionale dello stesso – ha concluso l’archeologo – ed attualmente ancora in fase di scavo. Circa la datazione dei manufatti, sulla base dei dati stratigrafici sinora documentati, appare possibile datare la strada basolata ad età tardo-repubblicana (II-I secolo a.C.) mentre il lastricato e gli ambienti ad esso adiacenti si dovrebbero datare ad epoca augustea». Le modifiche visibili in entrambi i saggi sembrerebbero confermare come tutta l’area di Carsulae abbia ricevuto un generale ed importante riassetto urbanistico in epoca augustea, tale da modificare completamente l’aspetto della città.

Gli studenti Alle indagini hanno preso parte anche numerosi studenti di discipline archeologiche provenienti in prevalenza dalle università della Tuscia e di Perugia. Inoltre, da quest’anno, è stata intrapresa una collaborazione con la professoressa Jaye McKenzie-Clark del Dipartimento di storia antica della Macquarie university di Sidney ed un gruppo di suoi studenti, che hanno partecipato allo scavo della Soprintendenza per tre settimane del mese di luglio.

Il magazzino visitabile Allo stato attuale, tutti i reperti archeologici rinvenuti nel corso delle 3 campagne scavo – dal 2012 ad oggi – sono stati lavati, catalogati e inventariati e sono conservati presso il Magazzino visitabile sito all’interno del Parco archeologico di Carsulae e saranno a breve oggetto di studio e restauro da parte sia della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria sia, per quanto riguarda l’analisi di alcune particolari classi ceramiche, da parte della professoressa Jaye McKenzie-Clark che nei mesi di settembre e ottobre 2014 sarà di nuovo presente a Carsulae con un gruppo di studenti australiani.

I finanziamenti Tutte le operazioni di scavo sono state generosamente finanziate e rese possibili grazie al contributo della Fondazione cassa di risparmio di Terni e Narni che ha stanziato 18 mila euro per gli scavi del 2013 e 35 mila euro per quelli del 2014. All’iniziativa hanno inoltre contribuito l’Associazione per la valorizzazione del patrimonio storico di San Gemini e Act Arte Cultura Terni, la quale ha partecipato attivamente sostenendo l’iniziativa con la pubblicizzazione e la divulgazione. Hanno concesso il proprio patrocinio la provincia di Terni ed i comuni di Terni e San Gemini.

I lavori continuano La campagna scavi, attualmente sospesa nel mese di agosto, riprenderà a partire dal primo di settembre e proseguirà fino a metà ottobre, con la partecipazione di numerosi studenti da varie università italiane, con la collaborazione della Macquaire university di Sidney e con la collaborazione del gruppo ‘Pipistrelli’, il gruppo speleologico del Cai di Terni, che collaborerà con gli archeologi per lo scavo di un pozzo cisterna situato presso l’arco di San Damiano.

La Fondazione Carit Il presidente Mario Fornaci è intervenuto alla presentazione: «la Fondazione Cariti impegna importanti cifre su questi scavi con l’intento di estendere il messaggio in Italia e nel Mondo. Spesso non siamo in grado di comunicare le nostre bellezze. Il nostro impegno non è solamente su Carsulae, ma anche sulla cascata delle Marmore e sulla basilica di San Valentino. Il mio sogno è di creare un circuito archeologico comprendendo anche l’anfiteatro Fausto e Otricoli».

Lo statuto Il presidente è stato anche lieto di informare che «il Ministero dell’economia e delle finanze, lo scorso 28 luglio, ha comunicato l’approvazione del nuovo statuto della Fondazione Carit. Il nuovo testo statutario ha recepito anche i principi contenuti nella Carta delle Fondazioni emanata dall’Acri nel 2012 e ha ribadito il ruolo autonomo dell’istituzione, che opera nel rispetto dei principi di economicità di gestione e osserva criteri prudenziali di rischio».

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