di Mar. Ros.

Dalla presunzione di contaminazione all’analisi di rischio fino all’eventuale bonifica. Questo l’iter previsto per quei terreni inseriti nel piano regionale di gestione dei rifiuti dal 2009 e catalogati come presumibilmente inquinati. Per verificare o smentire tale presunzione, i proprietari dovrebbero pagare di tasca propria. Per il sito di Maratta 1 si tratterebbe di una cifra attorno ai 15 mila euro, da dividere per circa una decina di famiglie. Da una prima valutazione pare che non a tutti interessi sapere quali sostanze ci siano, nonostante il Comune abbia lasciato intendere che in via cautelativa vieterebbe tramite ordinanza la commercializzazione dei prodotti agricoli coltivati in zona. I cittadini coinvolti si incontreranno nei prossimi giorni e c’è la possibilità che, per togliersi presto la grana, producano un documento condiviso per rifiutare l’offerta.

La polemica dei 5 stelle e la risposta di palazzo Spada

Il Comune di Terni Attraverso i dirigenti preposti, palazzo Spada sta facendo una ricognizione storica dei terreni inscritti nelle ‘aree d’allarme’ individuate dall’ente regionale accedendo  ai propri archivi. Venerdì mattia ha chiamato a raccolta, tanto per cominciare, i proprietari terrieri di Maratta 1 i quali dovrebbero, a spese loro, far analizzare suolo e falde sotterranee. In termini di legge, i campionamenti del caso per verificare il superamento soglia di alcune sostanze pericolose e il risanamento che si rendesse necessario, spetterebbe al responsabile dell’inquinamento; qualora non si risalisse a ‘chi ha sporcato’, allora le analisi possono essere attivate su iniziativa di chi è titolare dell’area: «Volete sapere chi ha inquinato? – chiede sarcastico uno dei presenti – sono tutti morti ormai; se i terreni sono contaminati – ha detto – la responsabilità risale a moltissimi anni fa».

Maratta 1 Questi i toni dell’incontro che si è tenuto venerdì mattina tra l’assessore all’ambiente Emilio Giacchetti, il dirigente Marco Fattore e la geologa Raffaela Petralla con i proprietari degli appezzamenti in quella zona. La ricostruzione storica in realtà la fa proprio il dirigente: «Il sito Maratta 1 – afferma – è stato utilizzato come discarica di rifiuti speciali non autorizzata dal 1980 al ’90, ci venivano depositati materiali plastici, ferrosi, carcasse di elettrodomestici. Nel 1994 l’attuale Ausl prelevò 6 campioni di rifiuti e i referti analitici confermarono che si trattava di materiali pericolosi e segnalò anche una combustione incontrollata di rifiuti così fu emessa una comunicazione di reato per discarica non autorizzata. Nel ’95 – racconta ancora Fattore – effettuarono nuove analisi e ribadirono la pericolosità dei rifiuti depositati e nello stesso anno per ordinanza del Comune l’area fu bonificata dalla proprietaria del terreno e lo stesso ente sanitario verificò successivamente il corretto smaltimento».

Inquinamento Quindi di fatto, venti anni fa, l’area è stata messa al riparo dai rischi dei rifiuti speciali pericolosi. Sì, ma la Regione ritiene che permanga una presunzione di contaminazione per il passato e richiama ‘a cascata’, istituzioni e cittadini perché siano effettuati i controlli. «L’articolo 245 del decreto legislativo 152 – ha spiegato Fattore – prevede specifici obblighi d’intervengo e di notifica da parte di soggetti non responsabili della presunta contaminazione. Il ripristino ambientale dell’area può essere attivato dai proprietari. Eventuali trasformazioni urbanistico-edilizie del territorio, se non c’è una svolta e non si ottempera alle procedure previste – ha detto chiaramente il dirigente – vanno bloccate».

Proprietari «Un’iniziativa strategica – ha suggerito Fattore ai presenti – potrebbe essere la condivisione della procedura (suddivisione della spesa ndr)». Procedura in doppia fase qualora i terreni risultassero inquinati, perché a carico dei proprietari sarebbe l’onere delle analisi e quello dell’eventuale bonifica». «Se non intendiamo effettuare tali analisi – ha detto Salvatore Rapari a margine dell’incontro – le farebbe il Comune prospettando tempi biblici, ma lo sanno benissimo tutti che le falde acquifere della zona sono contaminate dal carburo sversato negli anni ’70, piuttosto servirebbe capire se l’inceneritore ha inquinato in superficie. Pare comunque che nessuno di noi tragga interesse da questi terreni, noi proprietari ci rincontreremo nei prossimi giorni ma è difficile che qualcuno scelga di spendere questi soldi su aree di valore commerciale basso». Qualche giorno di riflessione per tutti e poi eventualmente il ‘No grazie!’ all’indirizzo di piazza Mario Ridolfi.

Twitter @martarosati28

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