
di Daniele Bovi
«Futuro nelle discariche non ce n’è». E’ stato chiaro il presidente della Gesenu (la società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti) nel corso della sua audizione di venerdì mattina di fronte alla commissione Bilancio del Comune di Perugia. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, come riportato anche dalla relazione tecnica sullo stato di avanzamento del Piano regionale dei rifiuti, tutti i «catini» dell’Umbria andranno verso la saturazione. Una situazione dalla quale se ne esce solo in due modi: o smettendo di produrre rifiuti, ipotesi poco probabile, o passando per un impianto di termovalorizzazione. Il problema però, come sottolineato dallo stesso Antonielli, è che allo stato attuale dell’arte, in Umbria bruciare non fa rima con guadagnare.
Alti costi, bassi guadagni Dietro al conferimento dei rifiuti in un impianto di termovalorizzazione infatti (la tecnologia, secondo il Piano, è tutta da decidere), in molti intravedono un ricco business. Cosa che, calcolatrice alla mano, in Umbria non corrisponde alla realtà. Secondo il presidente della società, il conferimento di una tonnellata di rifiuti in discarica costa 87 euro, che diventerebbero circa 100 per il trattamento termico. Tutto ciò a fronte di un investimento iniziale per la realizzazione pari a circa cento milioni di euro (da reperire con un project financing) e ad alti costi di gestione: «Nella questione termovalorizzatore – dice il presidente – non abbiamo fatto nulla per intervenire: al momento è un costo e non ci si guadagna». A meno che, spiega Antonielli, «non ci siano tariffe elevate. Per quanto ci riguarda, vigileremo per una compatibilità economica e ambientale dell’impianto».
Impianto da oltre 200 mila tonnellate Impianto che dovrebbe essere tarato per bruciare oltre 200 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Nel corso di dodici mesi infatti gli umbri producono circa 550 mila tonnellate di rifiuti: di questi, come impone il Piano, entro la fine del 2012 il 65% dovrà essere differenziato, mentre il restante 35%, più altre 70-80 mila tonnellate di rifiuti industriali, dovranno essere trattati dall’impianto di termovalorizzazione. «Quello che mi preme dire – dice Antonielli – è che bisogna metterci le mani perché i catini dell’Umbria sono pieni».
Gli ampliamenti dei catini Sul fronte degli ampliamenti delle attuali discariche invece, Borgo Giglione (frazione del Comune di Magione) verrà ampliata per ospitare fino a 1,5 milioni di metri cubi. Un ampliamento, spiegano da Gesenu, solo normativo e non fisico, dato che non ci saranno allargamenti veri e propri ma solo la possibilità di conferire più rifiuti nello stesso catino, oggi non sfruttato al massimo. Un ampliamento che dovrebbe garantire a Borgo Giglione 4 o 5 anni di vita al massimo, anche se molto dipenderà dai risultati ottenuti dall’espansione del servizio di raccolta differenziata. Stesse proroghe sono attese per Belladanza, nell’Alto Tevere, e per Le Crete, nell’Orvietano. Pietramelina, che l’ad di Gesenu mesi fa indicò come possibile sito del termovalorizzatore, non è chiusa ma è come se lo fosse, visto che viene conferita solo la frazione prodotta dall’impianto di compostaggio.
Meccanismi premianti Per il futuro poi nelle intenzioni della Gesenu ci sono i cosiddetti meccanismi premianti, ovvero una «pesatura» della bolletta anche in baso a quanto si differenzia. «E’ qualcosa – sottolinea Antonielli – verso cui dobbiamo tendere, ma prima dobbiamo pensare a coprire tutto il territorio per quanto riguarda la differenziata. A fine anno saremo a circa il 70-80% del Comune, in anticipo rispetto a quanto previsto. Il problema è che specialmente nei quartieri appena coperti dal servizio c’è bisogno di rodaggio, e spesso incontriamo una certa resistenza culturale».

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