Catiuscia Marini nel corso del suo intervento (foto U24)

di Daniele Bovi
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Ha avuto quasi il sapore dello scontro istituzionale la giornata di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti. Martedì nell’aula magna della facoltà di Agraria infatti, dopo la relazione del procuratore regionale Agostino Chiappiniello e del presidente Alberto Avòli, ha preso la parola la presidente della Regione Catiuscia Marini per un discorso tutt’altro che di routine. Riflessioni dure all’insegna «della franchezza e della lealtà», lette con tono di voce alto e fermo, spesso appuntite nei confronti della Corte e svolte davanti ad una platea dove, a parte alcuni casi mancavano i sindaci. Fatto sottolineato in un passaggio dalla stessa presidente. Quello di Perugia in primis che ha ceduto la fascia all’assessore alla Cultura Giovanni Tarantini e che si è fatto sentire in mattinata con una nota critica firmata come presidente dell’Anci Umbria, quindi a nome dei primi cittadini della regione.

Piccola corruzione A non piacere (eufemismo) alla presidente alcune frasi di Avòli pronunciate lunedì nel corso di un incontro con i giornalisti. Avòli ha parlato, comunque in un quadro sostanzialmente positivo dell’Umbria, di una «sfiducia degli umbri nei confronti della PA» che ultimamente è diventata «chiusa e poco dinamica». Il presidente ha parlato anche di «trasandatezza dell’amministrazione ovvero di caduta della qualità dell’azione amministrativa» che sta «emergendo fortemente anche in Umbria». Inoltre, in un discorso ampio sul fenomeno corruzione visto come «grande emergenza dell’Italia che non viene più concepita come disvalore», ha riferito di una «piccola corruzione che deriva da un gestione clientelare della pubblica amministrazione. La corruzione è un atteggiamento mentale, come quello mafioso». Piccoli casi anche perché, spiega in uno dei passaggi che Boccali contesta, i grandi appalti non ci sono.

CORTE DEI CONTI, I CASI PIU’ ECLATANTI DEL 2012 

Partecipate Nel discorso di Avòli c’è così una pubblica amministrazione che dovrebbe ritrovare onestà, ad esempio «intervenendo nel variegato mondo delle società partecipate, contrastandone le deviazioni». Ovvero quelle «assunzioni assolutamente clientelari avvenute anche nelle partecipate in Umbria». E così la presidente abbandona formalismi e diplomazia e carica. Particolarmente duro un passaggio su Umbria Mobilità: «Non voglio apparire irriverente ma franca e leale. Sono arrivati – ha detto Marini – prima i soci che gli enti di controllo». E ancora sull’incompiutezza delle opere pubbliche: «Ricordo ad esempio – spiega – che la Fano-Grosseto non è stata mai finanziata dallo Stato, siamo dovuti intervenire noi».

IL PROCURATORE: LA GENTE VUOLE PIU’ EFFICIENZA

I tagli Al centro del discorso della Marini c’è però un concetto e un richiamo, ovvero quello in base al quale anche gli organi di controllo come la Corte devono saper «distinguere tra mera sostanza e forma se si vuole ridare fiducia ai cittadini». La difesa a spada tratta «di una classe di amministratori in prima linea» durante una grave crisi economica parte dalla sequela di tagli che si è abbattuta sui conti degli enti locali negli ultimi anni: «Questa mattina – dice – avevo una relazione istituzionale da fare ma conosce la mia franchezza e così, a nome di tutti, ritengo doveroso fare alcune considerazioni». Considerazioni che partono come detto dai tagli che creano «un contesto da tenere in considerazione. Tra 2010 e 2012 sono state effettuate una decina di manovre finanziarie caratterizzate da tagli drastici che hanno influito su quantità e qualità dei servizi. Con demagogia si è trasmessa l’idea che che spesa pubblica fosse sinonimo di spreco».

FOTOGALLERY: LE IMMAGINI DELLA CERIMONIA 

Forma e sostanza Marini non nasconde la necessità di una «revisione della spesa» ma ricorda i 32 miliardi di sforbiciate alla sanità, «l’azzeramento del fondo sociale» e le centinaia di milioni tolti al trasporto pubblico «che non possono essere certo recuperati tramite un innalzamento dell’efficienza». Ma nel mirino di presidente e sindaci c’è il nemico pubblico numero uno, il patto di stabilità che solo in Umbria «blocca 2,2 miliardi di euro tra mancati pagamenti alle nostre imprese e mancati investimenti che non possiamo fare pur avendo i soldi in cassa». Ecco perché, anche viste le difficoltà economiche in cui si opera, «in ossequio – ha concluso – al principio della leale collaborazione istituzionale cui abbiamo sempre ispirato la nostra azione, devo sottolineare che oggi più che mai la funzione del controllo dei conti pubblici deve essere svolta non semplicemente in termini formali, bensì sostanziali».

Boccali Boccali invece parla invece «di troppe sfumature nere e poche bianche», nega che la corruzione «da noi si stia diffondendo» e assicura che «la guardia è sempre alta». In più «non è facile accettare la tesi che – dice il sindaco – , se dopotutto le cose vanno benino, dipende dal fatto che in Umbria non ci sono grandi appalti». Boccali attacca poi il clima di «colpevolizzazione» della PA, predica equilibrio e chiude: «Invecchiamento del personale, zero turnover, meccanismi gestionali spesso farraginosi? Sono stati gli stessi Comuni a denunciare questi capitoli (negli ultimi 10 anni gli enti locali hanno visto ridurre i propri organici del 30%) e sono gli stessi Comuni a cercare, spesso da soli, i rimedi». Dalla sua, ascoltato il discorso della Marini, Avòli assicura che «la Corte ha ben presenti le difficoltà, viviamo tutti un momento difficile ed è giusto che si esca dai formalismi».