di Marta Rosati
Non saranno trasmissioni tv che presero le distanze dal provvedimento, né i commenti di Loredana Berté o le manifestazioni che ebbero luogo a Terni per dire no all’ordinanza antiprostituzione, a suggerire al sindaco Leonardo Latini se prorogare o meno quella misura che fece discutere tutta Italia e finì in prima pagina pure sul Corriere della Sera, pur essendo la fotocopia di provvedimenti adottati altrove da altri primi cittadini; certo in contesti verosimilmente differenti. Quella misura che vieta, in determinate zone, di porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco a offrire prestazioni sessuali a pagamento, consistenti nell’assunzione di atteggiamenti di richiamo, di invito, di saluto allusivo ovvero nel mantenere abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione».
Ordinanza antiprostituzione Coerentemente con quanto fatto ai tempi in cui esplose la polemica, il numero uno di Palazzo Spada difende l’ordinanza e, contattato telefonicamente da Umbria24, rivela che un’eventuale proroga, dato che il provvedimento è in scadenza (in vigore fino al 31 gennaio), è al vaglio. «La scelta – spiega il primo cittadino – sarà dettata da attenta valutazione, non solo interna all’amministrazione comunale ma anche in accordo con le Forze dell’ordine e tenendo conto di come lo scenario cittadino è mutato nel tempo e delle sanzioni elevate per violazione dell’ordinanza stessa». Potrebbe insomma cambiare il contenuto del provvedimento o le vie in cui questo è applicato. Da sottolineare, a tal proposito, che solo un mese e mezzo fa, dall’accesso agli atti eseguito dai Pentastellati per valutarne gli effetti, l’ordinanza era stata dichiarata un bluff.
Minigonne «Siamo stati, nostro malgrado – avevano dichiarato i Cinque stelle del consiglio comunale – costretti ad occuparci di questo provvedimento amministrativo del quale non abbiamo mai avvertito la necessità, soffermandoci sulla sua inapplicabilità e sulla inutilità di un’ordinanza che chiama le forze dell’ordine a un ruolo improbabile e non rispettoso della loro professionalità. Come fa un agente della polizia locale o di altra forza a stabilire se l’abbigliamento di una donna o un uomo sia decoroso, se il suo sguardo sia ammiccante o meno? Anche alla luce della mancata applicazione, facciamo una domanda al sindaco di Terni: valeva la pena mettere in ridicolo le istituzioni pubbliche della nostra città per una ordinanza che a livello nazionale è diventata una barzelletta o peggio ancora, un grave attacco alle libertà delle persone in particolare delle donne giudicate per il loro abbigliamento e per i loro sguardi? Torniamo a chiedere al sindaco – avevano suggerito – di ritirare una ordinanza la cui inutilità è ormai comprovata e di attivare politiche sociali che possano portare alla emancipazione delle donne vittime di tratte odiose alle quali occorre rispondere con assistenza sociale e legale e non con provvedimenti che poco o nulla hanno a che vedere con la dignità delle persone».
