Al centro, Giovanni Paciullo

di Daniele Bovi

Nessun «trasferimento né deportazione di studenti cinesi», bensì una strategia precisa «per far conoscere Perugia nel mondo». Dopo le polemiche delle ultime settimane e le notizie a proposito dei conti dell’Università per stranieri, il rettore Giovanni Paciullo martedì ha aperto le porte di palazzo Gallenga dove ha invitato la stampa per raccontare quello che è il suo punto di vista sulla situazione e i progetti futuri attraverso «una lettura ragionata di alcuni dati». Accanto a lui il presidente del cda Marco Impagliazzo, il direttore generale Critstiano Nicoletti e il professor Focolari, responsabile delle relazioni internazionali. Secondo Paciullo sui media negli ultimi tempi sono circolate «rappresentazioni deformate» della situazione che hanno contribuito a diffondere «preoccupazione per la dislocazione degli studenti».

Cinesi Negli ultimi giorni in città a lungo si è discusso a proposito del fatto che molti studenti cinesi, in base ad una serie di accordi, frequenteranno i corsi di lingua non a Perugia ma nelle sedi partner scelte da palazzo Gallenga, ovvero Roma (con l’Università Lateranense, il cui rettore sarà nei prossimi giorni a Perugia), Assisi, Firenze, Milano e Torino. Una strategia di dislocazione simile da qualche anno l’ha adottata Siena, vero competitor di palazzo Gallenga, «facendo sì, come faremo noi, che il riferimento storico e scientifico rimanesse quello della Stranieri». In queste sedi i corsi di lingua italiana saranno infatti a cura di palazzo Gallenga. E se in questi anni c’è stato un calo degli arrivi da Cina questo è dovuto anche «alla poca attenzione riservata – dice il rettore – a certe dinamiche, ad esempio verso quelle agenzie che organizzano i viaggi e spostano gli studenti. Ci stiamo mettendo in contatto con esse per invertire la tendenza». Un certo ottimismo c’è poi intorno alla recente missione cinese che dovrebbe contribuire a far tornare il segno più vicino alla voce iscrizioni. Per ora i numeri parlano chiaro: nell’anno 2007-2008 grazie al «Marco Polo» erano arrivati 723 studenti, che oggi sono 308 mentre Siena è oltre quota mille. Attraverso i programmi «Marco Polo» e «Turandot» gli studenti cinesi conseguono un livello B2 che poi permette loro di seguire i corsi delle università italiane. «Quando partono dalla Cina – dice Paciullo – sanno già quale sarà la loro destinazione italiana dopo Perugia. Alcune università italiane si stanno attrezzando per tenere corsi di italiano e così, per gli studenti, sarebbe più comodo e conveniente andare, ad esempio, direttamente a Milano»

Numeri Tornando in tema di numeri, oggi per quanto riguarda il «core business» della Stranieri, ovvero i corsi di italiano, nel 2013-2014 gli iscritti sono 2.730, oltre duemila in meno rispetto ai 4.800 del 2008-2009 (nel 2009-2010 erano 4.300, nell’anno seguente 4.200, in quello ancora dopo 3.520 mentre nel 2012-2013 3.580). Su queste cifre hanno influito numerosi fattori: ovviamente ha pesato la riduzione degli arrivi connessi a «Marco Polo e Turandot», la riduzione dei fondi UE per i corsi preparatori a favore di quei ragazzi che arrivano con il programma Erasmus e, non da ultimo, «la qualità della vita che qui intorno – dice Paciullo – è preoccupante. In più c’è stato un rapporto poco diretto a costruire condizioni di maggiore ospitalità».

Nuova offerta Dalla sua l’Ateneo, che rivendica di essere economicamente sano nonostante i tagli (6% in meno nell’ultimo triennio dal Ministero, anche se 450 mila euro sono stati decurtati a causa della poca ricerca) si prepara a cambiare la propria offerta formativa, che sarà presentata a febbraio e che passa da una rimodulazione del «Marco Polo» e del «Turandot», da nuovi accordi di programma, nuove convenzioni, promozione integrata e spazio ai nuovi media, con una collaborazione speciale con il direttore di Nòva, l’inserto del Sole 24 Ore, Luca De Biase. Più nel complesso però l’appello che parte dalla Stranieri è quello per una «ricostruzione delle sinergie, per offrire un nuovo modello di Perugia nel mondo. Non possiamo pretendere – dice il dg – che tutti vengano qui. A tutti i livelli chiediamo maggiore attenzione».

Nessun precario Da ultimo Paciullo ha voluto chiarire anche un’altra questione, quella dei precari «che qui in verità non esistono. Noi – dice – abbiamo solo una serie di Cel, quelli che si chiamavano “lettori”, a tempo determinato che vengono utilizzati per l’insegnamento dell’italiano solo quando ce n’è richiesta». Il problema, secondo Paciullo, sono gli accordi sindacali in base ai quali «una volta chiamati abbiamo l’obbligo di fargli fare 250 ore, anche se non ce n’è bisogno. Anche questo ha contribuito a creare un buco da 7-800 mila euro». «A volte – spiega il dg – sono nei corridoi a spasso. Sono cose che nell’ateneo sapevano tutti».

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Stranieri, il rettore: «Nessuna ‘deportazione’ di cinesi. A febbraio nuova offerta formativa»”

  1. Da 50 anni ho cognizione diretta del settore.
    Mia suocera è un affittacamere “REGOLARE” che affitta solo a studentesse straniere.
    Sono state alloggiate ragazze di ogni ceto sociale: figlie di capitani d’industria, di ministri fino a coloro che hanno lavorato per accumulare il necessario per venire a studiare.
    Orbene di seguito alcune considerazioni della quasi totalità delle ospiti.
    – Ottima la preparazione degli insegnanti
    – Ottima la città, la regione, la nazione.
    – Ottima la gente.

    Da cui discende solo una amarissima considerazione.

    Questa classe dirigente è palesemente incapace e ha solo una chance

    ANDARSENE

    @candido cinquestelle

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