di Ginevra Robbio

Legambiente ha rilevato dispersioni di metano in alcuni impianti tra Foligno, Perugia e Spello, durante la tappa umbra della campagna nazionale “C’è puzza di gas – Per il futuro del pianeta non tapparti il naso”. Il monitoraggio, condotto su cinque siti, ha riscontrato nella maggior parte dei casi perdite di livello basso e medio, ma anche due situazioni più critiche. L’associazione punta così a richiamare l’attenzione sulla necessità di controlli più frequenti e di una manutenzione più efficace delle infrastrutture, per ridurre gli sprechi e limitare gli effetti ambientali delle emissioni di metano.

Il progetto La campagna nazionale “C’è puzza di gas – Per il futuro del pianeta non tapparti il naso”, condotta da Legambiente, nella sua settima tappa prevede l’osservazione di cinque impianti di filiera nel territorio umbro, tra Spello e Foligno. L’iniziativa mette in evidenza, attraverso specifici monitoraggi delle infrastrutture, le perdite e i rilasci di metano, con l’obiettivo di promuovere maggior trasparenza sul tema e sollecitare controlli più stringenti e sistematici, per migliorare il regolamento vigente. La campagna, avviata nel 2022, ha già toccato Basilicata, Piemonte, Campania, Marche, Lombardia e Veneto, e dopo aver raggiunto per la prima volta l’Umbria, concluderà la sua missione in Calabria. A dicembre Legambiente pubblicherà i risultati dei monitoraggi eseguiti nelle diverse regioni, poiché in ognuna di esse sono state rilevate dispersioni di metano.

Dati A livello nazionale non è possibile avere una fotografia fedele alla realtà per quanto riguarda le emissioni di gas, in quanto i controlli normativi non sono stringenti e la capacità di monitoraggio di Legambiente è limitata rispetto alle infrastrutture che ci sono. Inoltre, i dati ricavati dalla campagna sono misure cautelative, dal momento che i rilevamenti vengono eseguiti fuori dal perimetro delle filiere per motivi burocratici, di conseguenza il valore registrato può essere uguale o superiore in corrispondenza del punto emissivo.

Umbria I monitoraggi in Umbria sono stati effettuati attraverso l’impiego di un naso elettronico e di una termocamera, per rendere visibili e quantificare le perdite di gas delle infrastrutture. Nelle filiere prese in esame nella provincia di Perugia sono state registrate in gran parte concentrazioni di livello basso e medio, mentre due siti hanno rivelato perdite gravi (superiori a mille ppm). Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, spiega: «Il problema non è quanto sia grande la dispersione, ma la somma di tante piccole dispersioni che ne costituisce una grande», invitando le imprese a limitare anche le emissioni più basse, che altrimenti gli utenti pagherebbero in bolletta.

Problemi e soluzioni L’organizzazione lamenta gli accordi per le importazioni di gas stipulati dall’Italia, che ricerca approvvigionamento all’estero, non tenendo conto delle migliaia di chilometri di infrastrutture del territorio italiano. Si punta allora a sensibilizzare i gestori affinché portino i propri impianti alla massima efficienza, così da recuperare il metano perso e reindirizzarlo a nuovi clienti, anziché importarlo con ripercussioni economiche e ambientali. Le perdite di gas, infatti, aggravano il cambiamento climatico, in quanto il metano è maggiormente inquinante rispetto all’anidride carbonica e precursore dell’ozono. A questo si aggiungono i rischi di sicurezza legati al venting, che rilascia metano direttamente nell’atmosfera, e i danni ambientali che ne derivano. Legambiente intende quindi avviare un confronto concreto sulle soluzioni rinnovabili, per accelerare la transizione energetica.

I rischi Le emissioni di metano influiscono anche in maniera più diretta sugli individui: a lungo termine possono corrompere la salute delle persone e costituiscono un disagio economico per le famiglie, dal momento che le risorse perse vengono comunque pagate in bolletta dagli utenti. Il presidente di Legambiente Umbria, Maurizio Zara, illustra l’obiettivo della campagna: «I dati raccolti pongono l’attenzione su una problematica spesso sottovalutata anche in Umbria, eppure le infrastrutture e l’uso del metano hanno un impatto notevole, sia ambientale che economico, anche se molto poco percepito nel dibattito pubblico». Lo scopo finale della campagna è, pertanto, dare coscienza dell’impatto climatico, economico e sociale del metano nelle nostre città, invitando gestori e autorità a effettuare controlli più frequenti e ad agire in maniera più efficace e a costo zero sulle perdite, poiché il gas che sarebbe andato perso viene utilizzato e pagato dai clienti. Legambiente promuove una manutenzione sistematica e regole più stringenti rispetto a quanto previsto dalla normativa europea, invitando il governo italiano a intervenire in maniera migliorativa sul regolamento dettato dall’Europa.

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