©Fabrizio Troccoli

di Mar. Ros.

In zona sismica e a pochi mesi dalla tragedia di Genova, che ha vissuto il crollo dei monconi solo qualche settimana fa, quello dello stato di salute delle opere come ponti, viadotti e cavalcavia è un tema sempre caldo che sta a cuore a tutti. Proprio per questo, lo scorso mese, l’ordine degli ingegneri di Terni capitanato da Simone Monotti ha ospitato un corso di ispezione tecnica, rivolto ovviamente agli addetti ai lavori ma che ha coinvolto anche gli enti locali.

Ingegneri Nella giornata di full immersion nell’analisi qualitativa e quantitativa dei parametri che definiscono la stabilità delle opere in questione, in particolare è stato presentato il metodo elaborato dalla federazione degli ordini degli ingegneri della vicina Toscana, che si è avvalsa della prestigiosa collaborazione degli atenei di Firenze e Pisa mettendo a punto un sistema di indagine speditiva che consente alle autorità competenti di avere un quadro della situazione delle situazioni potenzialmente a rischio e quindi che necessitano ulteriori approfondimenti se non addirittura interventi urgenti di messa in sicurezza. La Regione Toscana, erogando un rimborso spese a favore dei professionisti coivolti ha in effetti recepito tutte queste informazioni. 

Ponti, viadotti e cavalcavia I due prof ideatori del rapido metodo ispettivo, Vignoli e Salvatore, assieme al presidente della federazione degli ordini degli ingegneri della Toscana, Bartoloni, hanno così portato a Terni la loro esperienza, mettendone in evidenza punti di forza e aspetti migliorabili. All’evento, hanno partecipato rappresentanti di Palazzo Spada e Palazzo Bazzani, nonché l’assessore regionale Giuseppe Chianella. Tra i professionisti iscritti al corso anche dipendenti degli stessi enti locali. «In tutto – riferisce Monotti – 90 partecipanti ai quali presto consegneremo l’attestato. Sono loro i membri della formazione a disposizione delle istituzioni, qualora si decidesse di replicare in Umbria». L’obiettivo è proprio quello: «Per ora – spiega Monotti – abbiamo aperto il dibattito e sensibilizzato le autorità».

Metodo Toscana Il modello ispettivo proposto si basa sulla compilazione di una scheda descrittiva, in termini qualitativi e quantitativi su una scala di gravità di diversi aspetti di un’opera che variano dai ponti in muratura, in acciaio o in cemento armato. Il corso è stato l’occasione per fare il punto anche su alcune strutture in legno, seppure raramente utilizzate. «Situazioni drammatiche sul territorio – rassicura Monotti – non dovrebbero esservi, ma sarebbe bene adottare sempre la formula ‘emme – emme’ che sta per monitoraggio e manutenzione. Un’attività minimamente retribuita, come quella della Toscana – sottolinea – sarebbe utile per pianificare la necessità di eventuali incarichi professionali, da affidare tramite gara, per intervenire sulle opere pubbliche di questo genere».

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