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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 17:43

«Stati generali» tra progetti e promesse: ora il Post aspetta che le parole si trasformino in fatti

In via del Melo istituzioni, politica e privati a confronto sul futuro del Museo chiuso ormai da settimane

Bacchetta, Gammaitoni e Romizi (foto U24)

di Daniele Bovi

Lo spostamento di un progetto che, a causa dei ritardi, non ha mai visto la luce e molta disponibilità ad aiutare che però, prendendo a prestito il linguaggio scientifico, dovrà trasformarsi dallo stato liquido delle parole a quello solido degli euro. Venerdì pomeriggio sono andati in scena al Post, il Museo della scienza di Perugia, gli «stati generali» convocati dai vertici dell’istituzione culturale per trovare una via d’uscita dal tunnel della grave crisi in cui il Post è stato infilato. Oltre all’intera governance del Museo erano presenti assessori regionali (Bartolini) e comunali (Fioroni e Severini), parlamentari (Verini e Prisco), il sindaco di Corciano Betti, candidati sindaco come Giuliano Giubilei e, molto probabilmente con una sua lista, Cristina Rosetti, consiglieri comunali come Pastorelli, Bori, Bistocchi e Borghesi e regionali (Casciari e Leonelli).

POST CHIUSO A TEMPO INDETERMINATO

I problemi Ovviamente presenti il sindaco Andrea Romizi e il presidente della Provincia Luciano Bacchetta, che sono i due soci fondatori del museo, e i vertici di molte partecipate comunali come Gesenu, Umbra Acque e Afas. Il professor Luca Gammaitoni, presidente del Post, ha ricordato perché il museo sta vivendo questa crisi di liquidità che ha portato alla chiusura a tempo indeterminato, ed è tornato a chiedere garanzie sui 250 mila euro di costi fissi, assorbiti per la quasi totalità dai sei stipendi. Il Comune infatti attualmente mette meno di 50 mila euro all’anno, la Provincia da tempo non può più versare un euro mentre la Fondazione cassa di risparmio di Perugia ha tagliato il contributo a circa 30 mila euro all’anno; il problema, dunque, è passare da 80 mila euro ai 250 mila. «Noi – dice il professore – pensiamo che questi devono essere garantiti, mentre sul resto ce la caviamo da soli». Il resto sarebbero le spese per le attività scientifiche vere e proprie e in generale tutte le iniziative del museo, finanziate attraverso bandi come quello triennale 2018-2020 del Ministero che però, visti i grandi ritardi, ha messo in grave difficoltà il Post.

GAMMAITONI: «SIAMO IN CRISI DI LIQUIDITÀ»

Tre strade I fondi secondo Prisco potrebbero arrivare entro l’estate ma al Post, come successo negli anni scorsi, per andare in banca e avere un fido basterebbe anche solo la certezza da parte del Ministero che quei soldi saranno prima o poi erogati. Di fronte a questa situazione Gammaitoni ha prospettato tre strade: la prima è un impegno triennale da parte di alcuni soci sostenitori, non fondatori dunque, «ed alcuni colloqui interessanti ci sono stati»; poi c’è la possibilità di un contributo stabile da parte della Regione, magari con una legge bipartisan (anche su questo fronte il lavoro è partito e la disponibilità c’è, ma bisogna fare i conti con i tempi e i soldi, che inevitabilmente sarebbero sottratti ad altre voci del bilancio regionale dedicato alla cultura); la terza opzione è quella più estrema, che prevede il disimpegno del pubblico e la trasformazione del Post in una coop o in una impresa sociale «e a quel punto – dice Gammaitoni – dovremo stare sul mercato».

I MOTIVI DELLA CRISI DEL POST  

Bilanci e Digipass Conscio che non può essere la soluzione definitiva, Romizi ha spiegato che tramite un emendamento al bilancio comunale si proverà ad aumentare le risorse, mentre «la suggestione per il futuro» è quella di trasferire il Post insieme ad altre istituzioni culturali simili all’attuale sede del tribunale penale, ovviamente una volta realizzata la cittadella giudiziaria. Bacchetta ha parlato di una «battaglia sacrosanta» e della volontà della Provincia di mettere delle risorse, «ma al momento non so quantificare le cifre». In poco più di una settimana invece Bartolini ha detto che potrebbe arrivare una risposta sulla possibilità di girare direttamente al Post, via Comune, un milione di euro relativo all’Agenda digitale. Soldi, complessivamente per un triennio, che servirebbero a spostare in via del Melo il progetto del Digipass e del Makers cafè che avrebbe dovuto sorgere nella Nuova Monteluce. Risorse importanti che potrebbero però coprire solo una parte minima delle spese per il personale (meno del 10%), senza dimenticare che ci saranno delle spese da fare per gli investimenti.

LA DIRETTA FACEBOOK

Il Post aspetta Il progetto , che dunque può essere solo una parte della soluzione, prevede la fusione di una serie di elementi e servizi tra quelli del Digipass, dell’Informagiovani e anche di un centro per la stampa digitale come il Makers cafè; il tutto mescolato alle funzioni pedagogiche del Post. Tanti gli interventi che si sono susseguiti nel corso del pomeriggio: l’Università attraverso il professor Federico Rossi ha sottolineato che c’è la possibilità che l’Ateneo diventi un socio temporaneo, e un rapporto organico è quanto auspicato da Verini, il quale ha invitato anche a una collaborazione con le altre istituzioni scientifiche italiane di eccellenza che si trovano a fare i conti, come il Post, con i finanziamenti triennali del ministero. Giubilei ha invece parlato della necessità di trovare soluzioni nell’immediato e nel lungo termine, cercando anche la collaborazione anche di soggetti privati. Parole di elogio per il lavoro svolto e disponibilità a valutare un aiuto sono arrivate anche da Gianluca Carini di Umbra Acque, dal presidente di Gesenu Wladimiro De Nunzio e dal presidente di Afas Virgilio Puletti. Il Post ora aspetta.

Twitter @DanieleBovi

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