di Ivano Porfiri
Lamberto Sposini sta ancora lottando per tornare a vivere, dà segnali positivi che alimentano speranze. E già si trova al centro di due polemiche: la prima su presunti ritardi nei soccorsi, esplosa quando non era ancora sicuro se ce l’avrebbe fatta. La seconda viene fuori a due settimane dal malore che lo ha colpito per via di una lettera pubblicata su Libero e scritta da Melania Rizzoli, deputata del Pdl, che riflette sul caso alla luce del prossimo voto sul testamento biologico in Parlamento.
Le notizie positive Per chi sta alla finestra, fin dai primi momenti successivi all’emorragia cerebrale, la lettera rivela particolari sullo stato di salute di Sposini. L’ultimo bollettino medico aveva parlato di inizio della fase di risveglio. Ora la parlamentare, medico e spesso ospite nella trasmissione La vita in diretta, spiega che il giornalista umbro «è in fase di risveglio, non è ancora cosciente ma risponde agli stimoli dolorosi sia con gli arti superiori che con quelli inferiori, che ritrae con forza, un ottimo segno che allontana il pericolo di temute paralisi. Il Prof. Maira (il neurochirurgo che lo ha operato, ndr) esclude che sotto il coma ci sia in agguato uno stato vegetativo e lavora sul paziente con i colleghi rianimatori per sollecitare il risveglio definitivo, e facilitare quindi il ritorno della coscienza».
Le parole di Sabina La parlamentare del Pdl riporta anche come Sabina, la ex moglie e madre della prima figlia di Sposini, col passare dei giorni le abbia mandato sms prima disperati, poi via via più ottimistici. Ecco il racconto di Rizzoli: «“Oggi ha aperto gli occhi” mi dice l’altro ieri (Sabina, ndr) “ma è come imbambolato. Non mi riconosce, ma se gli stringo la mano me la stringe anche lui e gli si alza la pressione. Lo dice il monitor che ormai ho imparato a leggere. Ma Lamberto non parla, non mi riconosce, lui non c’è, è assente, non è cosciente. Ma io da un po’ non mi dispero più e sai cosa ti dico, che spero nel miracolo!”».
L’entità dell’intervento A Rizzoli, lo stesso Maira ha detto, secondo quanto riporta la lettera: «Sono intervenuto su un paziente gravissimo, con un GCS (Glasgow Coma Scale) di grado 3, il più alto, quello per cui si considera il paziente quasi perso». Il medico quindi, secondo Rizzoli, «è intervenuto arrestando con coraggio un’emorragia di oltre 7cm espansa nell’emisfero sinistro, e che divorava ossigeno all’encefalo».
Accanimento terapeutico o no? Da qui, cioè dalle condizioni disperate in cui versava Sposini e su cui è intervenuto il chirurgo, il deputato parte con un ragionamento che va a toccare il delicato tema del testamento biologico. Rizzoli riporta come Sposini «mai avrebbe voluto sopravvivere senza coscienza, pensava che ognuno è libero di scegliere come e quando morire, rifiutando interferenze religiose, scientifiche e politiche. Ma queste – aggiunge Rizzoli – sono cose che si dicono da sani». «Molti – spiega il deputato – potrebbero definire il suo intervento chirurgico tentato su Sposini come “accanimento terapeutico” visto che il paziente è arrivato moribondo in sala operatoria e con un elevato rischio, una volta rianimato, di scivolare davvero in uno stato vegetativo persistente, a causa della prolungata ipossia (carenza di ossigeno) cerebrale sofferta nell’attesa dell’operazione. Questo il chirurgo lo ha pensato, temuto e valutato, ma l’istinto e il compito del medico è quello di salvare la vita umana, anche con un intervento estremo, ad alto rischio, com’è stato quello effettuato sul famoso giornalista. E se questo gli salverà la vita come dovremmo definirlo? Accanimento o intervento terapeutico? E quando Sposini tornerà autonomo e cosciente, come ci auguriamo, cosa si dirà? Un miracolo, la potenza della scienza, o la determinazione di un medico? E Lamberto, soprattutto, nella sua vita da sano avrebbe mai dato l’autorizzazione alla sua rianimazione forzata o avrebbe scritto di lasciarlo morire secondo natura? E da giornalista come avrebbe commentato che il momento della sua morte è stato comunque, in virtù dell’abilità di un chirurgo, rinviato a data da destinarsi?».
Da Sposini alla politica La parte finale della lettera è quella più “politica” e che sta suscitando polemiche. Qui il deputato tira in ballo il «ritorno dell’anima», cioè della coscienza, nei pazienti che si davano per spacciati: «è sempre un evento che, quando post-traumatico, sorprende anche gli specialisti rianimatori». Quindi, conclude dicendo che «da deputato, che a breve si troverà a votare la legge sul testamento biologico, rifletto su questa storia che conferma che anche nel frangente più drammatico di un caso clinico acuto, c’è sempre una speranza, ed è solo il medico che ha il compito, il dovere e la responsabilità di decidere, e non una rigida legge, qualunque essa sia. Da medico rifletto che la vita di tutti noi e la sua fine naturale di cui tanto oggi si parla, ha comunque necessità di linee guida su alcuni punti indiscutibili, scientificamente provati, certi ed evidenti, per evitare poi che siano i tribunali a decidere e a determinare il giorno e l’ora della nostra morte, come è già successo per Eluana Englaro».
«L’onorevole sciacallo» Le polemiche montano immediatamente, sia su internet che sui giornali. Cinzia Romano sul Riformista non ha remore a dire che l’articolo della Rizzoli «tocca l’apice dello sciacallaggio politico collegando la legge sul testamento biologico all’ictus che ha colpito il giornalista Lamberto Sposini», aggiungendo: «La deputata si permette di scrivere che “il destino è stato beffardo con lui…Ma forse ora in queste condizioni, sarebbe di un’altra opinione”. Come dire: eri contro il testamento biologico? Ben ti sta, ecco l’ictus e il coma farmacologico». Critiche anche al fatto di rivelare la «cartella clinica» di Sposini, ma soprattutto per il fatto che «la sua malattia non ha nulla a che vedere con la legge in discussione in Parlamento». Le polemiche stanno imperversando poi in molti blog mentre Sposini è ancora lì a lottare per svegliarsi, fortunatamente ignaro di tutta la confusione che può sorgere intorno al letto di un malato da parte di chi è pienamente cosciente.

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