Alcuni dei macchinari (foto Fabrizi)

di C.F.

Congelata la chiusura del Centro di ricerca per l’olivicoltura di Spoleto, su cui da anni periodicamente suona l’allarme. Ad assicurare al sindaco Umberto De Augustinis lo stop dello smantellamento, che prevedeva entro fine anno la chiusura dei contratti per le utenze, è stato direttamente il ministro delle Politiche agricole e del turismo Gian Marco Centinaio, che già ai primi di novembre, con una lettera inviata a Spoleto per l’anteprima di Frantoi aperti, aveva lodato l’istituto di via Nursina con 116 anni di attività alle spalle, ma un solo ricercatore in organico ormai da troppo tempo, Adolfo Rosati.

La notizia dello stop al procedimento di dismissione della storica sede è stata confermata giovedì pomeriggio in consiglio comunale dallo stesso sindaco De Augustinis che, dopo aver incontrato mercoledì il ministro Centinaio, ha espresso «grande soddisfazione» e «disponibilità a cooperare» per il futuro del Centro di ricerca per l’olivicoltura, che potrebbe intrecciarsi con quello della fascia olivata Spoleto-Assisi, recentemente inserito dalla Fao nei Sistemi del patrimonio agricolo di rilevanza mondiale. Evitata la chiusura, infatti, c’è da progettare lo sviluppo e il ruolo dell’istituto di via Nursina, dove sono custoditi anche macchinari agricoli e volumi antichi di sicuro interesse storico, tanto che proprio per la presenza di questo patrimonio si era ipotizzata la conversione in museo. In attesa di capire le sorti delle attività di ricerca del Centro per l’olivicoltura, il sindaco parla di un «percorso di riqualificazione produttiva del presidio in accordo con vari protagonisti istituzionali e privati al fine di valorizzare la coltivazione dell’olivo e l’olio spoletano nonché le tracce della attività della civiltà contadina e frantoiana, anche in una significativa prospettiva turistica».

@chilodice

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