di Chiara Fabrizi
A Spoleto si fa largo l’ipotesi di un referendum comunale a monte dell’eventuale avvio dell’articolato iter di fuoriuscita dalla Provincia di Perugia in favore di quella di Terni. Il progetto di riequilibrio territoriale è stato riportato in auge dal presidente della Provincia di Terni e sindaco della città dell’acciaio, Stefano Bandecchi, che lunedì pomeriggio ha animato l’incontro organizzato dall’associazione Prima Spoleto del presidente Pietro Testaguzza, ma animata dal consigliere comunale Sergio Grifoni.
Qui è emersa l’ipotesi di un referendum comunale, che a Spoleto è possibile a seguito di modifiche statutarie e della redazione di un apposito regolamento approvati all’unanimità dall’assemblea nel marzo scorso su input del M5s. In questo quadro, Grifoni e Bandecchi, ma anche il presidente del consiglio comunale Marco Trippetti (Pd) e oggi il consigliere Samuele Bonanni (M5s) hanno indicato la via del referendum per stabilire, preliminarmente, se la collettività è favorevole al progetto di riequilibrio territoriale.
In base al regolamento tre sono le opzioni possibili: il referendum proposto con la presentazione di un quesito corredato da 50 firme da sottoporre all’esame di ammissibilità del comitato dei garanti, che se superato aprirebbe la strada alla raccolte di un numero di firme pari ad almeno il 7 per cento degli elettori spoletini necessarie per indire il referendum; l’altra strada è quella disciplinata dall’articolo 7 del regolamento e relativa all’iniziativa referendaria su un quesito che spetta a ciascun consigliere comunale e che prevede il vaglio e l’approvazione a maggioranza dalla commissione competente, l’esame di ammissibilità dei garanti e infine il voto del consiglio a maggioranza dei componenti sull’indizione del referendum; infine il regolamento prevede anche il referendum consultivo con cui il consiglio comunale, col voto favorevole di almeno due terzi dei componenti rappresentativi della maggioranza, nonché di almeno due terzi dei componenti rappresentativi della minoranza, entrambi approssimati per difetto, chiede ai cittadini orientamenti preventivi su scelte o provvedimenti che si intendono assumere.
Il referendum, come detto, sarebbe solo il passo preliminare del complesso iter che dovrebbe segnare il riequilibrio territoriale e che prevede la delibera per Spoleto in provincia di Terni sia del consiglio comunale, che di quello provinciale e regionale, oltreché l’approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento.
Va detto, inoltre, che il progetto di Bandecchi per quella che lunedì a Spoleto ha ribattezzato Provincia della Bassa Umbria include anche Todi, Massa Martana, Norcia, Cascia, Preci, Monteleone di Spoleto, Cerreto di Spoleto, Poggiodomo, Vallo di Nera, Sant’Anatolia di Narco, Sellano, Scheggino e Campello sul Clitunno.
«Da decenni a Spoleto si propongono diverse soluzioni, con la politica locale che ha fatto spesso proposte, senza però mai arrivare a una destinazione finale», ha detto il consigliere comunale Bonanni, ricordando anche che «come M5S già nel 2020 presentammo in Regione un emendamento al Defr, ma fu bocciato bloccando sul nascere ogni possibilità. Oggi Spoleto è finalmente dotata di un regolamento per i referendum comunali, quindi evitando bandierine partitiche e controproducenti personali fughe in avanti, cittadini e rappresentanti politici hanno il potere di trovare finalmente una quadra. Spoleto può quindi dire la propria con la massima espressione della partecipazione: il voto».
Nel dibattito si è inserita anche la sindaca di Monteleone di Spoleto, Marisa Angelini, evidenziando che il comune da lei amministrato «disti 60 km da Terni e 100 da Perugia: le distanze contano, incidono nella vita dei cittadini e vanno considerate quando si parla di programmazione, investimenti e pianificazione territoriale». Angelini quindi sollecita «strumenti di analisi seri, coinvolgimento degli enti locali, e soprattutto un approccio che metta al centro le comunità, perché – dice – le scelte future devono essere guidate dal buon senso amministrativo e dalla realtà dei territori. Prima di tutto viene la qualità della vita delle persone. Questo deve orientare il confronto».
