di Chiara Fabrizi
Un impianto di recupero rifiuti non pericolosi per tombare con inerti, terre e rocce da scavo la ex cava di vocabolo Villa Del Rio in zona Poreta (Spoleto), che è di tipo “a fossa” e ha una capacità di riempimento di 900 mila metri cubi. A proporre l’operazione è la ditta Marcucci srl di Spoleto che è in attesa dell’autorizzazione unica da parte della Regione, nell’ambito di una conferenza dei servizi ancora in corso, perché si sono rese necessarie integrazioni, mentre è stato esclusa già dal maggio scorso la Valutazione di impatto ambientale per l’impianto proposto.
La pratica è già passata a maggioranza (contrario solo Giancarlo Cintioli di Insieme per Spoleto) in Terza commissione consiliare e il 27 novembre dovrebbe essere discussa in consiglio comunale. Con la proposta attesa in aula, all’assemblea si chiede sia di deliberare «la posizione favorevole definitiva e vincolante dell’amministrazione relativamente all’approvazione del progetto e al rilascio dell’autorizzazione unica» che di accendere il disco verde su una variazione urbanistica, con l’area interessata dall’intervento che attualmente è classificata come «zona di particolare interesse agricolo», ma dovrebbe essere destinata a «zona per la piccola industria e l’artigianato», cioè D3, «per tutto il periodo – è scritto nella proposta di delibera inviata ai consiglieri – di dieci anni sino a quando sarà in funzione l’impianto».
Agli esponenti di maggioranza e opposizione è stata poi recapitata anche la relazione tecnica descrittiva presentata dalla ditta Marcucci srl in cui si legge che «l’impianto per il recupero di rifiuti non pericolosi è finalizzato al recupero ambientale della ex cava» di Poreta, che è profonda 39 metri. Il «il tombamento del vuoto estrattivo», si legge sempre nel documento, avverrebbe «con materiali di idonee caratteristiche», coi «rifiuti inerti in ingresso che saranno tutti compatibili coi criteri previsti dal decreto ministeriale 127 del 2024 per la produzione di aggregati recuperati, da utilizzare per la ricomposizione ambientale della cava dismessa (riempimento del vuoto estrattivo da restituire poi agli usi agricoli) o da destinare alla vendita per gli impieghi in edilizia (in minima parte)», è scritto sempre nella relazione di Marcucci.
Lungo naturalmente l’elenco delle opere funzionali all’impianto che l’impresa spoletina avrà necessità di costruire nell’area di 9 ettari: si va dalle «aree di stoccaggio pavimentate» per complessi 1.200 mq, anche se poi le aree pavimentate misureranno circa 1.800 mq, fino al «locale uffici/spogliatoio/officina» e alla «vasca di raccolta acque meteoriche provenienti da tettoia e teli di copertura». Le eventuali autorizzazioni che saranno rilasciate alla Marcucci srl, poi, includerebbero anche «la pavimentazione con conglomerato bitumoso della strada vicinale»; «il trapianto di 48 olivi all’interno della proprietà, di cui 15 provenienti dalla particella del Comune di Spoleto»; e «l’installazione di una cisterna di gasolio da 4.941 litri», spostando quella già presente nel sito Cava Marcucci srl, che si trova nelle vicinanze.
