di Chia.Fa.
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«Ora che ho finito di scrivere il verbale e la multa è sul parabrezza, posso comunicarle che lei non è più disabile da due mesi». Questo il trattamento che un operatore di Umbria mobilità avrebbe riservato a una giovane spoletina, invalida al 65%, che lunedì pomeriggio ha lasciato la propria auto in sosta in piazza Garibaldi esponendo regolarmente il tagliando giallo, rivelatosi però scaduto da due mesi.
Tagliando giallo per disabili Ma purtroppo la disabilità resta a differenza della validità del permesso, inadempienza che ha autorizzato il dipendente pubblico, all’interno del perimetro delle norme, a elevare la sanzione senza però in prima battuta fornire spiegazioni alla giovane, tornata a recuperare l’auto proprio mentre l’operatore scriveva il verbale. La vicenda è stata raccontata a Umbria24.it dalla giovane e da un’amica che, pur essendo arrivata in piazza con un’altra auto e avendo pagato la sosta, ha assistito alla scena.
«Perché lei sarebbe disabile?» Qui, di fronte a diversi pedoni e automobilisti in transito nella centralissima piazza, la giovane ha chiesto lumi sulla multa indicando il tagliando giallo esposto ma sentendosi di rimando domandare almeno per un paio di volte: «Perché lei sarebbe disabile?». Nessun riferimento alle ragioni del verbale, pure più volte richieste dalla giovane e glissate dal dipendente con un secco: «Sto compilando un atto pubblico, prima finisco di scrivere poi le spiego perché sto facendo la multa».
«Lei non è più invalida da due mesi, il tagliando è scaduto» Nel frattempo la giovane, in evidente stato di agitazione e non avendo notato la scadenza del tagliando, ha estratto dall’auto e sistemato sul cofano, di fronte agli sguardi incuriositi di diverse persone, una serie di documenti sanitari che ne attestano l’invalidità. Tentativi vani, almeno fino a quando la multa non è stata posizionata sul parabrezza, solo a quel punto l’operatore ha spiegato: «Lei gira con un tagliando scaduto, non è più invalida da due mesi». L’operatore protagonista dell’accaduto è stato formalmente segnalato all’azienda per un comportamento che la protagonista della vicenda giudica «indecente».
