L'arcivescovo Boccardo col sindaco De Augustinis

Parla di persone «maltrattate da mercanti di carne umana senza scrupoli e da leggi discutibili varate di recente» nell’omelia di Natale monsignor Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra e arcivescovo di Spoleto-Norcia. Nella cattedrale di Spoleto, di fronte a un centinaio di fedeli, compreso il sindaco Umberto De Augustinis, il presule ha voluto ricordare  «l’odissea del piccolo Sam, che solo qualche giorno fa ha avuto per culla un barcone ed è stato finalmente accolto a Malta, perché per lui e la sua mamma in Italia non c’era posto: come discepoli di Gesù, non possiamo rimanere insensibili di fronte a quanti sono abbandonati e lasciati per strada senza nessuna prospettiva di futuro».

«Leggi recenti discutibili» Prima della celebrazione in Duomo, Boccardo è andato all’Hospice per portare l’annuncio della nascita di Gesù anche tra i malati terminali, tra i loro familiari e tra il personale medico e non che vi lavora, mentre nel pomeriggio era stato nella residenza protetta per anziani. Poi il messaggio chiarissimo, non il primo, del vescovo Boccardo che nell’omelia del solenne pontificale ha detto che «un ritorno a una sovranità nazionale incontrastata non è certamente la risposta ai problemi del nostro tempo. Come se – è andato avanti il presidente della Ceu – tirarsi fuori dal consesso internazionale e rinunciare a elaborare soluzioni condivise fosse una via di uscita praticabile di fronte alle gravi sfide generate con insistenza dalla situazione mondiale. B. Non esiste la categoria dei “sospettati” da cui si sta pescando a piene mani per condurre il gioco duro e amaro del “noi e loro”, nel quale “loro” sono solo “gli altri”: un’aspra regola di esclusione e di espulsione che purtroppo tanti sembrano impegnarsi a dissotterrare dai cimiteri degli orrori del passato». E ancora Boccardo ai fedeli raccolti in Duomo per la notte di Natale: «Come uomini e come cristiani, ci ricorda Papa Francesco, non possiamo eludere la responsabilità morale nei confronti di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che, mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere, ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace. Non possiamo lasciare – ha concluso l’Arcivescovo – che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e rifiuto».

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