«Ritrovare questa chiesa è un segno di speranza importante soprattutto ora che il terremoto ne ha distrutte molte». Con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, è stata riaperta al culto la chiesa di San Giacomo nella omonima frazione spoletina. La navata centrale e quella destra crollarono il 23 novembre 2010 durante i lavori di consolidamento dell’edificio di culto con i fondi del terremoto del 1997. Da quel giorno è partito il lungo iter, durante il quale la chiesa è stata sottoposta anche a sequestro giudiziale, per riconsegnare alla comunità di S. Giacomo la bella chiesa del XIII secolo.
Riaperta la chiesa di San Giacomo Il rito di dedicazione della chiesa, uno dei riti liturgici più suggestivi e coinvolgenti, è iniziato con la processione del vescovo, dei preti e dei ministranti verso l’edificio da dedicare. Una volta entrati, monsignor Boccardo ha asperso il popolo e le pareti del nuovo edificio in memoria del battesimo per poi inaugurare l’ambone, luogo dal quale viene proclamata la parola di Dio, mostrando il lezionario e annunciando solennemente: «Risuoni sempre in questo luogo la parola di Dio». Moltissimi i fedeli presenti, felici e commossi di tornare a pregare nella bella chiesa di San Giacomo tanto che non tutti sono riusciti a entrare in chiesa, ma hanno comunque partecipato alla liturgia con un maxi schermo posizionato nell’oratorio. La messa è stata animata dal coro della Pievania di San Giacomo. «Questo momento di preghiera e di festa – ha detto il vescovo Boccardo nell’omelia – è il risultato di una lunga catena d’impegno. Ritrovare questa chiesa è un segno di speranza importante, soprattutto in questo momento in cui molte chiese del nostro territorio sono crollate a causa del terremoto del 30 ottobre scorso. Questo avvenimento, atteso con trepidazione da tutti, non può essere solo esteriore ma deve sollecitare e richiamare la nostra responsabilità di cristiani: a nulla serve riaprire una chiesa se non ne scaturisce un rinnovato e più significativo impegno nella comunità. Allora, cari sangiacomesi, vi esorto a riprendere con forza il cammino, coscienti che il restauro della chiesa non è finito, in quanto il vero tempio di Dio siete voi».
La suggestione del rito di dedicazione Al termine dell’omelia c’è stato il canto delle litanie dei Santi al termine del quale il presule ha proclamato la solenne preghiera di dedicazione, che esalta il mistero della Chiesa con le immagini della sposa vergine e madre, della vigna, del tempio e della città. Sono seguiti altri tre riti: l’unzione dell’altare e delle pareti per ricordare che, come Cristo, anche i cristiani sono un popolo consacrato a Dio; l’incensazione dell’altare, del popolo e delle pareti, perché la chiesa è luogo della preghiera che sale al Padre come l’incenso profumato e perché l’assemblea liturgica è il tempio santo di Dio e quindi è avvolta dalla nuvola d’incenso in segno di onore; l’illuminazione a festa dell’altare e della chiesa, perché Cristo è la luce che risplende sul suo popolo e sul mondo intero. L’ultima parte della dedicazione è stata la liturgia eucaristica, il culmine dell’intera celebrazione. Sono stati tanti e suggestivi i riti compiuti, ma al centro della dedicazione c’era la Chiesa in quanto popolo di Dio e il Cristo suo Signore. Dedicando la chiesa di mattoni, infatti, si ha una viva manifestazione della Chiesa di pietre vive e di Cristo pietra angolare, nel quale «tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore». Al termine della messa il parroco di San Giacomo, don Giovanni Cocianga, ha ringraziato tutti per il generoso impegno, dal vescovo alle maestranze, dai parrocchiani al Comune: «Pazienza e perseveranza – ha detto – ci hanno contraddistinto in questi sei anni».
