di Chiara Fabrizi
La spesa sociale sostenuta nel 2022 dai Comuni umbri si è attestata a 100,7 milioni di euro, in crescita del 3,3 per cento sull’anno precedente, quando girava intorno a 97 milioni di euro. Emerge dal recente aggiornamento Istat delle tabelle sulla spesa per interventi in materia di welfare, inclusi i servizi educativi per la prima infanzia, gestiti e in parte rilevante anche finanziati dai 92 municipi della regione.
La spesa procapite qui, dunque, si attesta per l’Istat a 117 euro, che colloca l’Umbria in 16esima tra le regioni italiane e le due province autonome di Trento e Bolzano. La media italiana, infatti, è di 150 euro come sempre con rilevanti disparità territoriali: nel Nord Est del paese si arriva a una spesa media procapite di 207 euro, mentre nel Sud Italia non si va oltre 78 euro. Il valore umbro, comunque, è ben al di sotto di quello medio del Centro Italia, che gira a 165 euro. Va segnalato, comunque, che ai 100,7 milioni di spesa per il welfare imputata ai Comuni si sommano 7,3 milioni di euro sostenuti dagli stessi utenti e 4,9 milioni di euro pagati invece dal Sistema sanitario sanitario.
Tuttavia, restando ai 100,7 milioni spesi dai Comuni umbri nel 2022 per interventi e servizi sociali emerge che quasi 45,6 milioni di euro sono stati destinati al sostegno di famiglie e minori; una quota di 21,4 milioni ai disabili; quasi 10,1 milioni di euro agli anziani; altri 9,7 alla povertà, disagio adulti e senza dimora; 7,6 milioni a immigrati, rom e sinti; 6,1 milioni per multiutenti; e neanche 250 mila euro per le dipendenze.
Meno frammentaria, invece, appare la spesa per il welfare in relazione alle modalità di impiego. A fronte di un impegno pari a 100,7 milioni di euro, infatti, circa 39,5 milioni vengono assegnati per interventi e servizi; 29,6 milioni sono misure che sfociano in trasferimenti in denaro per i beneficiari; e 31,1 milioni di euro costano invece le strutture che erogano servizi sociali.
Sulle fonti di finanziamento dei 100,7 milioni di euro l’Istat conferma, ancora una volta, il ruolo rilevante dei bilanci degli stessi Comuni, che con risorse proprie di bilancio hanno coperto il 43,1 per cento della spesa complessiva per il sociale. La seconda gamba su cui si tiene il sistema del welfare territoriale è rappresentato dai fondi vincolati: una quota del 25 per cento della spesa complessiva è, infatti, sostenuta da risorse trasferite ai Comuni dallo Stato centrale e dall’Unione europea, cui si somma un altro 12,8 per cento che arriva da fondi regionali e un altro 10,5 per cento da “fondi indistinti” per le politiche sociali. Marginale, invece, il ruolo degli enti associativi, che sostengono il sistema sociale per il 4,5 per cento della spesa complessiva, cui si affianca un impegno pressoché impercettibile, trattandosi dello 0,3 per cento, dei privati.
