Il rettore Bistoni (foto Toni-U24)

Chiedono che non si nomini un pensionato nel ruolo di direttore generale all’Università, dopo avere denunciato «un apicale ha ricevuto un contratto di 147mila euro per 10 mesi, oltre a 20 mila euro di premio produttività, i due consiglieri regionali del Pdl Massimo Monni e Andrea Lignani Marchesani.

«In tempi di revisione della spesa pubblica i sacrifici, come è giusto che sia, possono e debbono essere richiesti a tutti gli Enti pubblici e ai loro rappresentanti istituzionali. A maggior ragione deve essere fatto nei confronti di soggetti strategici che operano attraverso finanziamenti statali come l’Università di Perugia, che dovrà a breve procedere alla nomina di un nuovo direttore generale, sperando che non si scelga anche stavolta di mantenere in attività, con lucroso contratto, personale giunto in età pensionabile», scrivono in una nota i due consiglieri.

«Senza voler violare l’autonomia e l’indipendenza di giudizio di alcuno – proseguono – si riterrebbe opportuno che anche all’Università finisse per sempre la stagione che vede il ricorso per posizioni apicali a soggetti in età pensionabile. Risulta infatti che nel corrente anno è stato attivato un contratto di dirigenza per dieci mesi di ben 147mila euro (oltre a circa 20mila euro di premio produttività) per un apicale giunto al termine della propria vita professionale. Sarebbe un grave errore perpetrare questo andazzo, in un momento di sacrifici che coinvolgono tutta la società a cominciare dagli studenti e dalla ricerca, cui dovrebbero essere destinate la maggior parte delle risorse possibili», continua la nota .

«Il Magnifico Rettore – aggiungono – ha costituito una apposita commissione che dovrà valutare i curricula dei quattro aspiranti che hanno superato una prima selezione tra le oltre cinquanta domande ricevute. In tempi di crisi – concludono Monni e Lignani Marchesani – si deve cogliere l’occasione di pescare all’interno delle proprie strutture quelle figure che, per professionalità e motivazioni, farebbero in ogni caso un ottimo lavoro con compensi minori, consentendo al contempo di destinare più fondi allo sviluppo dell’Ateneo, di valorizzare le risorse umane a disposizione e dando un quanto mai opportuno segnale di sobrietà»

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