Currently set to Index
Currently set to Follow
domenica 17 ottobre - Aggiornato alle 23:27

Sos adolescenti tra risse e autolesionismo, l’esperto: «Mancano opzioni per gestire tensione»

Prof Pasini sulle difficoltà dei giovanissimi tra scuola a distanza, sport azzerato e amicizie limitate: «Consigli alle famiglie? Osservarli e dialogarci»

Prof Augusto Pasini

di Chiara Fabrizi

Cortocircuito emotivo tipico dell’età adolescenziale, ma con la conseguente tensione generata che in tempi di restrizioni anti contagio ha perso alcune delle sue modalità di gestione costruttiva, facendo emergere aggressività e violenze prevalentemente di gruppo, tendenze autolesive come il “cutting” e anche tentativi di suicidio, oltre all’assunzione di sostanze psicoattive.

Sos adolescenti Possono avere questo profilo gli Sos degli adolescenti anche loro esasperati dagli effetti prodotti da più di un anno di pandemia che ha complicato quella che gli esperti, come il prof Augusto Pasini, responsabile della Neuropsichiatria dell’età evolutiva della Usl 2, definiscono «la gestione della propria emotività anche dal punto di vista dell’organizzazione cognitiva, ossia la fase in cui ci si dà dei riferimenti per reagire a ciò che si prova e sente».

Gestire la tensione dell’età Pasini prima di tutto vuole delineare il perimetro: «Quando parliamo di adolescenza intendiamo un periodo della vita che inizia con la maturazione degli aspetti endocrini ed ormonali, tipica dell’inizio dell’adolescenza, verso i dodici o 13 anni, e configura un percorso che condurrà alla formazione di un’identità stabile e all’entrata nell’età adulta. Si tratta – spiega – di un periodo sempre caratterizzato da crisi di crescita, tanto che tutti sappiamo come l’adolescenza sia di per sé un’età molto difficile da affrontare». Durante l’adolescenza si fanno i conti con «diversi elementi che costruiscono tante modalità di confronto: con le forme comunicative presenti nella propria famiglia e con quelle esistenti nei contesti che l’adolescente frequenta, primo fra tutti il gruppo di coetanei cui fa riferimento e in cui possono circolare valori antagonisti a quelli proposti dagli adulti».

Scuola, sport e amici  Generalmente, questo periodo è caratterizzato dalla sperimentazione di ansia e angoscia, definita come molto intensa, «che l’adolescente può impiegare facendo attività fisica, saltuaria oppure organizzata in una pratica sportiva continuativa, che può fornirgli – va avanti Pasini – risultati soddisfacenti e accrescere la sua autostima oppure, analogamente, può raggiungere lo stesso obiettivo con il rendimento scolastico». Anche le amicizie e i rapporti, fondamentali in adolescenza forse più che in altre età della vita, possono essere un valido strumento, «perché si cresce attraverso le relazioni: il confronto con tre o quattro coetanei dotati di stili comunicativi differenti, ad esempio, può permettere all’adolescente di capire chi è».

Effetto Covid In epoca di pandemia da SARS-CoV2, però, la scuola si fa davanti al computer, le attività sportive sono state in gran parte sospese, ad eccezione di quelle agonistiche, e gli incontri con gli amici alternativamente vietati o fortemente limitati. «Le restrizioni messe in opera di fronte a questo periodo pandemico – spiega Pasini – hanno ridotto le possibilità di gestione dell’ansia e della voglia di fare degli adolescenti che possono avere difficoltà nel trovare modalità costruttive di espressione».

«Mancano opzioni di gestione costruttiva della tensione» Con le opzioni per una sana gratificazione ridotte i ragazzi possono arrivare a sentirsi senza strumenti per vivere e gestire i turbamenti emotivi tipici dell’età, «lì dove il supporto familiare e sociale non è sufficiente a costituire un punto di riferimento stabile e la frequentazione con il gruppo di coetanei privilegia comportamenti violenti, assistiamo – evidenzia Pasini – alle risse in strada, più frequenti nei soggetti di sesso maschile che tendono all’aggressività rivolta verso l’esterno, mentre i soggetti di sesso femminile tendono a privilegiare l’aggressività autodiretta come il “cutting” (tagliarsi)». Entrambi i comportamenti «scaricano la tensione e possono far provare sollievo», ma oltre a non rappresentare modalità di gestione costruttiva, sono indicatori di problematiche più complesse legate al disagio giovanile.

Famiglie Qual è il campanello d’allarme? «L’isolamento, l’adolescente comunica meno del solito coi genitori e gli altri componenti della famiglia, si chiude in se stesso, dedica maggior tempo all’uso del computer e del cellulare, si concentra esclusivamente sulla comunicazione con uno o più amici o con il gruppo di coetanei. Tutto ciò – dice il prof – va tenuti in considerazione, insieme ad una maggiore contrapposizione verbale e comportamentale all’interno della famiglia e a scuola. Qualche semplice indicazione per i genitori e familiari? Dedicare tempo e spazio all’osservazione e al dialogo con i propri figli e, quando se ne avverte l’opportunità, confrontarsi con uno specialista del settore nelle sedi adeguate».

@chilodice

I commenti sono chiusi.