di Gerardo Garofalo
La storia che lega le api con l’Umbria parte da molto lontano e, come ogni ricchezza, rimane tale solo se tutelata e valorizzata. Cento anni fa, il borgo di Solomeo che ospita oggi il convegno nel suo prezioso teatro, era un esempio nazionale del settore, grazie alla presenza di un avanzato osservatorio apistico e l’utilizzo di sofisticate tecniche di apicoltura. Tra i presenti anche l’imprenditore Brunello Cucinelli che ha molto apprezzato i lavori svolti in occasione di questo appuntamento.
Lions International L’importante tema della salvaguardia delle api rientra negli obiettivi dell’organizzazione Lions, la più grande associazione di volontariato al mondo, presente in Italia, in 17 distretti e con 40.000 persone. Il suo impegno si concretizza con il lavoro di sensibilizzazione portato avanti da anni. Tra le iniziative solidali promosse, sono stati distribuiti 16 mila vasetti di miele acquistati dagli agricoltori dell’Emilia-Romagna colpiti dall’alluvione e creati piccoli apiari dentro le zone monumentali di Roma.
La partita italiana In Italia le api garantiscono il 35% della produzione degli alimenti, mentre gli allevamenti domestici e selvatici sono responsabili del 70% dell’impollinazione di tutte le specie viventi sul pianeta. Nella nostra penisola la partita è ancor più delicata perchè vive la sottospecie “apis mellifera ligustica”, anche conosciuta come “ape d’oro”, la più produttiva del mondo.
Api e territorio L’Umbria è stata la culla che ha custodito dopo l’ultima era di glaciazione le api che erano riuscite a pervenire nella nostra penisola due milioni di anni fa. L’incontro a Solomeo, località con una forte tradizione legata alle api, ci porta al cuore del dibattito: in Umbria sono 3400 gli apicoltori e rappresentano un importante legame col passato oltre che un fondamentale settore agro-alimentare ed economico da tutelare. Il cambiamento climatico rappresenta un pericolo per la filiera e non solo, il 37% delle specie di api stanno diminuendo di numero ed il 9% delle specie sono a rischio di estinzione. Tra le cause principali di questo fenomeno: l’invasione di specie esotiche invasive e malattie, la gestione agricola intensiva con uso di pesticidi e l’inquinamento ambientale.
Cambio di paradigma Sono necessarie, dunque, politiche lungimiranti e investimenti significativi; quest’anno sono stati stanziati 480mila euro annui per il settore, segnale di maggiore considerazione della politica a questo tema. «La vera nuova strategia – dice l’assessore regionale Roberto Morrone – è costruire uno sviluppo che proponga un nuovo paradigma per le generazioni future», in modo da farsi trovare preparati ad una sfida che nel futuro diventerà sempre più cruciale.



