©Fabrizio Troccoli

di M.T.

In Italia le scelte riproduttive segnano una fase di forte contrazione. Secondo il report dell’Istat sulle intenzioni di fecondità per il 2024, appena il 21,2 per cento delle persone tra i 18 e i 49 anni dichiara di voler avere un figlio nei tre anni successivi all’intervista. È una percentuale sensibilmente inferiore rispetto al 25 per cento registrato nel 2003, nell’ultimo ventennio, mentre oltre il 74 per cento afferma di non voler un figlio nello stesso arco di tempo. I motivi addotti riguardano in primo luogo la situazione economica, citata da circa un terzo degli intervistati, seguita dalla precarietà lavorativa e dalla mancanza di un partner.

Questo orientamento delineato dal report nazionale dà un termometro delle intenzioni di fecondità, componente attitudinale distinta dalle nascite effettive ma indicativa delle prospettive a breve e medio termine: la rilevazione segnala anche che solo una minoranza di donne che desideravano un figlio in passato è riuscita a realizzare questo progetto entro tre anni, con valori in calo rispetto alle precedenti generazioni.

Nel contesto dell’Umbria, regione caratterizzata da un profilo demografico particolarmente maturo, queste dinamiche assumono un rilievo ancora più significativo. L’Umbria è tra le regioni italiane con la popolazione più anziana: l’età mediana degli umbri supera regolarmente quella nazionale, attestandosi, dati al 2024, sopra i 48 anni rispetto a poco più di 46 anni nella media italiana.

I dati storici indicano che anche la fecondità reale in Umbria si colloca sotto la media nazionale. Secondo statistiche Istat regionali più recenti disponibili a livello territoriale, il tasso di fecondità totale in Umbria si è attestato intorno a 1,13 figli per donna residente, inferiore alla media italiana e al di sotto della soglia necessaria per il ricambio generazionale (pari a 2,1).

Questa fragilità demografica umbra si riflette sul confronto con altri territori: mentre alcune regioni del Nord e talune aree del Centro vedono indicatori di fecondità lievemente più alti, l’Umbria continua a registrare un valore inferiore che la pone tra le regioni con minore propensione alla natalità. Da un lato il contesto socio-economico, con una popolazione in media più anziana e una minore presenza di fasce giovani, riduce la base potenziale di genitori; dall’altro, anche tra i giovani umbri, come nel resto d’Italia, la quota di chi dichiara la volontà di posticipare o rinunciare alla genitorialità è alta.

L’analisi delle intenzioni di fecondità fornisce ulteriori spunti: la maggioranza dei giovani tra i 18 e i 24 anni che non intendono avere figli nei prossimi tre anni dichiara però di volerne in futuro; questo dato suggerisce che la rinuncia non è sempre definitiva, ma frequentemente connessa al rinvio delle scelte di vita per completare formazione, costruire una stabilità lavorativa o consolidare condizioni abitative.

Sul piano delle nascite effettive, i dati nazionali più recenti mostrano che il calo prosegue: nel 2024 in Italia sono stati registrati poco meno di 370 mila nuovi nati, con una diminuzione costante rispetto agli anni precedenti e un tasso di fecondità medio nazionale sceso a 1,18 figli per donna. In Umbria, come in molte regioni del Centro, il decremento delle nascite nel periodo gennaio-luglio 2025 è stato tra i più accentuati, con una flessione vicina al -9,6 per cento nei primi sette mesi dell’anno rispetto al 2024.

Il quadro demografico umbro si complica anche per la progressiva riduzione della popolazione in età riproduttiva: la maggiore incidenza di fasce di popolazione più anziane traduce in una base numerica più contenuta di potenziali genitori, accentuando l’effetto combinato di basse intenzioni alla fecondità e tassi di natalità ridotti.

In questo contesto, le politiche pubbliche volte a sostenere la natalità – attraverso misure di sostegno economico, servizi per l’infanzia e agevolazioni abitative – sono ritenute cruciali dagli stessi soggetti intervistati secondo l’indagine Istat, che indicano tali interventi come priorità per favorire la realizzazione dei progetti di genitorialità.

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