©Fabrizio Troccoli

Fondi da prevedere in bilancio regionale «per prevenire le interruzioni volontarie di gravidanza» attraverso «progetti di promozione sociale della maternità e di accompagnamento alla gravidanza» affidati a «organizzazioni del settore della tutela materno-infantile», ovvero le associazioni pro vita. Questo l’atto di indirizzo approvato martedì in consiglio regionale dalla maggioranza di destra-centro, che ha respinto gli emendamenti messi sul tavolo dalle forze di opposizione, tra cui la contraccezione gratuita e il potenziamento dei consultori, che hanno bocciato l’atto considerandolo «ideologico». Sulle barricate la rete umbra per l’autodeterminazione secondo cui «l’atto non è emendabile e va rigettato con forza», perché permetterà «anche in Umbria ad associazioni pro vita di esercitare le loro attività ideologiche all’interno dei servizi pubblici avvalendosi di cospicui finanziamenti pubblici»

Così la Lega conta di prevenire gli aborti L’iniziativa è dei consiglieri leghisti Daniele Carissimi, Paola Fioroni e Stefano Pastorelli, che con l’atto chiedono alla giunta di finanziare «interventi in grado di rimuovere, come previsto dalla legge 194, le cause che potrebbero portare le donne all’interruzione della gravidanza e di sostenerle offrendo tutti gli aiuti necessari».

Ispirati dal fondo ‘Vita nascente’ In particolare, i tre esponenti del Carroccio si sono lasciati ispirare dal «fondo ‘Vita nascente’ introdotto dalla Regione Piemonte nei mesi scorsi» e ora chiedono risorse economiche alla giunta Tesei per «finanziare interventi di supporto alle mamme per almeno i primi mille giorni dei neonati, anche attraverso punti di ascolto e consulenza, forme di sostegno economico, aiuti materiali e fornitura beni di prima necessità, percorsi di sostegno psicologico sia individuali che di gruppo con figure professionali adeguatamente formate e accompagnamento ai gruppi di mutuo-aiuto tra gestanti e neo mamme».

Sostegno al parto segreto L’operazione pro vita prevede anche la possibilità di «finanziare interventi a supporto della segretezza del parto per le gestanti che scelgano di non riconoscere il nascituro», ma di metterlo comunque al mondo. In Umbria, stando all’atto approvato dal consiglio regionale si dovranno «garantire alle donne in gravidanza e alle neo mamme otto sedute di psicoterapia al fine di rendere il benessere mentale più accessibile e inclusivo».

Pd: «Solo mancette» A evidenziare che «se pensiamo che con le mancette le donne non abortiscano siamo fuori strada» è stata la consigliera Simona Meloni (Pd), che ha evidenziato come nell’atto non ci sia «un cenno alla contraccezione gratuita, come in altre regioni, né all’educazione e formazione per i giovani», mentre c’è spazio per far entrare «associazioni private nelle strutture pubbliche per gestire questi casi». Il Pd aveva quindi chiesto di aprire la discussione agli emendamenti, riservandosi in caso contrario la bocciatura, che è poi avvenuta.

M5s: «Inaccettabile privati in strutture pubbliche» De Luca, invece, è tornato a evidenziare come «serve impegnarsi affinché vengano pienamente garantiti diritti sistematicamente compressi, il diritto alla salute, il diritto alla libera scelta e autodeterminazione della propria vita, ma i contenuti della mozione non ne tengono conto di queste cose né è accettabile che soggetti privati intervengano nelle strutture pubbliche per svolgere un ruolo pienamente in capo allo Stato».

Lo scontro Come detto, però, la Lega ha chiuso la porta in faccia agli emendamenti e quindi all’opzione di un’approvazione unanime con Carissimi che ha detto: un punto di incontro «sarebbe stato possibile solo limitandosi a convergere su temi comuni, come la natalità, senza allargare il campo a consultori, salute mentale e Piano sanitario: in questo modo non facciamo altro che prolungare la tribuna politica. Il tema non è aborto si o no ma come possiamo aiutare le donne in gravidanza», mentre le opposizioni con De Luca hanno ribadito che «non è possibile scindere il tema della libertà di scelta dal resto».

Ru 2020 Per la rete umbra per l’autodeterminazione (Ru 2020) l’iniziativa dei leghisti, sostenuta dalla maggioranza, è solo «l’ennesimo tentativo, da parte delle forze politiche conservatrici, di ostacolare il percorso previsto dalla legge 194 nei servizi pubblici. Se realmente si volesse incentivare la natalità, si investirebbe sull’introduzione, anche a livello regionale, di forme di sostegno per le donne che lavorano e si punterebbe sull’aumento dei posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia». Ciò che andrebbe finanziato per Ru 2020 sono i «metodi contraccettivi al fine di prevenire il ricorso all’interruzione di gravidanza, garantendo alle donne la possibilità di compiere scelte consapevoli in tema di maternità: siamo stanche di ripetere che non è attraverso elargizioni economiche irrisorie, una tantum, che si sostengono le donne che decidono di portare avanti una gravidanza, che non deve essere considerata alla stregua di una condizione patologica da curare con otto sedute gratuite di psicoterapia».

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