Sembrano in ginocchio molti dei principali ospedali italiani, da quanto emerge dalle cronache di questi giorni, sul fronte del servizio di pronto soccorso. Letti mancanti, ambulanze prive di barelle su cui vengono «parcheggiati» numerosi pazienti anche per giorni, interventi di emergenza approntati sul pavimento, familiari dei pazienti per ore e per giorni in piedi, ai lati delle barelle, in attesa di un posto letto per il proprio familiare. Questo il racconto documentato offerto agli italiani, che però appare diverso da quello illustrato dal commissario straordinario dell’azienda ospedaliera di Perugia, rispetto alla situazione umbra. Walter Orlandi, da 5 anni all’ospedale perugino è stato anche direttore dell’ Asl3 di Foligno e dell’Asl 2, più di una premessa valida a scattare una panoramica, sulla situazione dei pronto soccorsi in Umbria
Orlandi: «Un modello differente» «Il sistema sanitario umbro – dichiara a Umbria24 il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Walter Orlandi – ha investito molto sui servizi del territorio a disposizione dei cittadini e questo modello organizzativo ha permesso un decentramento delle prestazioni, decongestionando quelle situazioni di criticità che possono in ogni caso essere affrontate di volta in volta negli Ospedali». Provando a tradurre, Orlandi fa risalire le ragioni dell’assenza di una condizione di collasso dei pronto soccorsi umbri, ad un modello organizzativo realizzato nei territori, teso a ridurre il ricorso al pronto soccorso.
Restano criticità Per quanto attiene la organizzazione del pronto soccorso dell’ospedale S.Maria della Misericordia, Orlandi sostiene che «già dal 2007 abbiamo creato all’interno del pronto soccorso stesso una area specifica, denominata ‘Osservazione Breve’, che consiste in dieci posti letto adibiti per monitorare pazienti con patologie che non richiedono necessariamente il ricovero nei reparti. Tuttavia, anche con la più attenta collaborazione degli operatori, possono verificarsi periodi di criticità con letti aggiuntivi in area Medica e su questo fronte stiamo lavorando in collaborazione con assessorato e università per l’aumento della offerta dei servizi sul territorio».
Qui iperafflusso come in altre città Non entra nel merito delle differenze tra il pronto soccorso perugino e quello di altre città sotto i riflettori della cronaca nazionale, il responsabile del pronto soccorso perugino, Mario Capruzzi: «Le realtà sono sempre cosi diverse tra loro e questo non permette di fare dei raffronti, visto che sono diversi anche il modelli assistenziali. Anche il pronto soccorso di Perugia soffre di iperaflusso, come tutti in ambito nazionale in certi periodi di criticità, ma c’è stata sempre una precisa volontà dell’azienda di rafforzare l’attenzione e le energie verso i problemi del pronto soccorso per offrire al cittadino una proposta assistenziale adeguata . A questo proposito l’ attenzione degli operatori del pronto soccorso si è soffermata sulla appropiatezza del triage, il buon raccordo con i servizi (diagnostica e laboratorio) e la tempestività della risposta assistenziale in caso di ricovero».
I numeri Nel documento in allegato i tempi medi di attesa nel pronto soccorso perugino per i differenti codici di gravità nelle diverse fasce orarie con la media totale; le percentuali dei differenti codici di gravità sugli accessi totali e il numero totale dei ricoveri effettuati ogni mese. LEGGI I DATI

