«La situazione in Russia è peggiorata drasticamente». Così Lorenzo Barone è stato costretto a fermare la sua impresa di percorrere la strada più lunga del mondo. Il giovane umbro, che ha pedalato quasi 21 mila km in 221 giorni, attraversando 15 paesi e trascorrendo perfino una notta in caserma in Etiopia, è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Nulla cambia agli occhi di chi, come Umbria24, segue ormai da anni le avventure di Barone, specie perché a bloccare questo ragazzo e la sua bicicletta sono le conseguenze di una guerra.
Lorenzo Barone si ferma in Mongolia La comunicazione è arrivata, come tutte le altre del giovane di San Gemini, attraverso i social: «Fino a pochi giorni fa ero pronto per rientrare in Russia e terminare il viaggio, purtroppo però la situazione, soprattutto all’interno del paese è peggiorata drasticamente, cambiando i miei piani e “obbligandomi” a fermarmi». Come noto, infatti, la mobilitazione scattata in Russia per arruolare soldati da mandare al fronte ucraino ha creato diversi problemi alle diverse e lontanissime frontiere del paese che, secondo quanto stimato il 27 settembre scorso da Frontex, sono state attraversate da 260 mila uomini disposti a tutti fuorché a imbracciare le armi. Viene da sé che immaginare di pedalare in direzione opposta a quegli stessi lembi di terra che in tanti stanno lasciando esporrebbe Lorenzo a eventi imponderabili. «Negli ultimi giorni mentre pedalavo in Mongolia sono stato avvolto da un’infinità di pensieri» ha scritto il giovane, aggiungendo che «questo progetto e tutta l’energia che ci ho messo per tentare di realizzarlo non hanno alcun valore di fronte a ciò che sta accadendo negli ultimi mesi. Spero davvero che finisca tutto al più presto». E quindi: «Tentare questa avventura è stata la più grande “scommessa” che io abbia mai fatto con me stesso. Ho vissuto un’esperienza incredibile e spero un giorno di portare a termine il progetto».
