di Chiara Fabrizi

Quasi 4.200 umbri tornati nelle proprie case e altri 1.370 ancora in attesa di assistere alla fine dei lavori di ricostruzione che, per quanto riguarda il fronte privato, in Umbria segnano 3.348 cantieri avviati e 1.962 conclusi con uno stato di avanzamento sulla concessione dei contributi post sisma che per i danni leggeri è al 91 per cento e per i danni pesanti all’80 per cento. Ancora in alto mare, invece, la ricostruzione pubblica che in Umbria conta quasi 450 opere finanziate ma soltanto per il 16 per cento è scattato l’inizio dei lavori, sono in corso i collaudi o si è arrivati a fine lavori; siamo cioè nell’ordine di una settantina di cantieri, mentre per il 40 per cento si è ancora fermi all’affidamento dell’incarico di progettazione.

Questo il quadro post sisma in Umbria a otto anni dal terremoto più forte, quello del 30 ottobre con magnitudo 6,5 ed epicentro Norcia, che ha piegato anche Cascia, Preci, Montelone e Spoleto al termine di una sequenza sismica spaventosa, che era già costata morte e distruzione totale tra Amatrice (Rieti), Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). A fotografare lo stato dell’arte della ricostruzione è un report dell’Ufficio speciale dell’Umbria che racconta di come dopo la scossa più violenta gli umbri cacciati da casa e assistiti col contributo di autonoma sistemazione fossero 5.527 per 2.026 famiglie, mentre a otto anni esatti le persone ancora in attesa di poter tornare alla loro vita pre sisma sono 1.369 per 816 famiglie.

Nel mezzo ci sono più di 1,7 miliardi di contributi di riparazione dei danni richiesti a fronte di quasi 5 mila progetti di ricostruzione di cui 3.022 per danni lievi parte delle quali e 1.933 per danni gravi per le quali «lo stato di attuazione di competenza dell’Usr Umbria è rappresentata da una percentuale pari all’86 per cento», con un picco, come detto, del 91 per cento per i danni lievi e dell’80 per cento per quella pesante.

Se la riparazione delle case e delle sedi aziendali a otto anni dal sisma è ormai praticamente tutta in capo alle ditte, che devono eseguire i lavori, con gli uffici che hanno di fatto quasi esaurito gli iter autorizzatori, diverso è il discorso per la ricostruzione pubblica che cuba 707 milioni di euro per quasi 450 cantieri, che vanno dalle scuole (94) ai municipi (12) all’edilizia socio sanitaria (12) fino a caserme (2), cimiteri (50), dissesti (23) e altro.

Qui la stragrande maggioranza delle pratiche è ancora di carta, cioè alla fase progettuale o appena oltre, con integrazioni attese, gare da avviare o da aggiudicare. Stando al report dell’Usr, infatti, il 40 per cento dei quasi 450 interventi è in mano ai progettisti a cui è stato dato l’incarico di definire gli interventi; un altro 12 per cento delle opere ha il progetto definitivo o peggio il piano di fattibilità tecnica ed economica; un altro 12 per cento è sul tavolo dell’Usr per il via libera del caso; un altro 12 per cento invece è diventato cantiere; il 3 per cento è in fase di collaudo; e l’1 per cento ha centrato la fine dei lavori. Ci sono poi quote minori da segnalare, come il 6 per cento delle opere dotate di progetto esecutivo e il 3 per cento è prossimo ad essere appaltato.

Il commissario alla ricostruzione fa sapere che i dati di Cassa depositi indicano fino al 25 ottobre «erogato un totale di 5,130 miliardi di euro per la ricostruzione privata, di cui circa 2,7 miliardi di euro a partire dal 1 gennaio 2023, pari al 52% dell’intero importo erogato dal 2017. Il record è stato raggiunto proprio nel mese di ottobre con 168,5 milioni erogati». Ricorda inoltre «oltre 4 milioni di euro di fondi aggiuntivi per sbloccare la ricostruzione di opere strategiche». «A Preci – aggiunge – è stato deliberato un incremento di 1 milione di euro per i “Lavori di riparazione con miglioramento sismico della caserma dei carabinieri’ e di 182 mila euro per gli appartamenti di via Cavallotti 1, portando i contributi totali rispettivamente a 2 milioni di euro e 653 mila euro. Mentre a Norcia l’aumento di 2,6
milioni di euro per la ristrutturazione e rifunzionalizzazione dell’ospedale porta il contributo complessivo a 13,8 milioni di euro».

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