Stop dal primo settembre al contributo di autonoma sistemazione (Cas) per chi durante l’emergenza sisma del 2016 viveva in case in affitto rese inagibili dai terremoti. E stop dal 30 giugno anche per chi è proprietario di una casa inagibile ma non ha ancora presentato il progetto di ricostruzione, fatti salvi coloro i quali non lo hanno ancora potuto fare per impedimenti aggettivi.

La scadenza è stata confermata nelle ultime ore dalla struttura commissariale guidata dal senatore Guido Castelli (FdI) che ha spiegato come, sempre dal primo settembre, la gestione del Cas non sarà più in capo alla Protezione civile bensì alla stessa struttura commissariale.

Lo strumento di sostegno alle popolazioni terremotate che sono rimaste senza casa a seguito del sisma e non hanno beneficiato delle soluzioni abitative di emergenza (Sae) cambia anche nome e viene ribattezzato contributo per il disagio abitativo finalizzato alla ricostruzione, ma continuerà a essere versato ai beneficiari dai Comuni.

Le novità sono contenute in un decreto legge approvato lunedì 24 giugno dal Consiglio dei ministri, che ha varato una serie di misure urgenti per la prevenzione del rischio sismico nell’area dei Campi flegrei. «Il cas è stato un fondamentale strumento di supporto alle popolazioni dell’Appennino centrale, ma oggi – ha detto Castelli – è doveroso cominciare a guardare oltre e aprire all’opportunità di rimodulare l’assistenza per chi non ha ancora, in assenza di impedimenti oggettivi, presentato il progetto di ricostruzione».

A loro, come detto, si somma chi era in affitto ai tempi del sisma e che dal primo settembre perderà il contributo: «Si tratta – ha affermato ancora il commissario – di un compito e di una responsabilità che assumo nella consapevolezza dell’importanza dell’attività che ci attende».

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