di Chiara Fabrizi
A cinque anni dal primo terremoto che ha sconvolto il Centro Italia in Umbria è terminata la ricostruzione di 1.600 unità abitative, che sono state quindi riconsegnate ai proprietari, mentre risultano concessi contributi di ricostruzione post sisma per 4.200 abitazioni.
Ricostruzione a cinque anni dal sisma Emerge dal report elaborato dalla struttura commissariale guidata dal commissario Giovanni Legnini, secondo cui nella regione le domande presentate coprono il 53 per cento dei danni lievi e il 9 per cento di quelli gravi, anche se si registrano significative differenze: la situazione più complessa, in base alla rilevazione, risulta quella di Preci con il 40 per cento delle domande di danno lieve presentate e appena il 9 per cento di quelle per danni gravi, mentre a Norcia la ricostruzione leggera ha superato il 56 per cento e quella pesante l’11 per cento e, infine, a Spoleto le domande per danni lievi raggiungono addirittura il 63 per cento del patrimonio danneggiato, ma restano ancorate a un misero 7 per cento quelle per i danni gravi. I dati sono stati presentati lunedì mattina alla vigilia della quinta commemorazione delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016, che ha raso al suolo Amatrice e alcuni borghi della provincia di Ascoli Piceno: «Ricordiamo con commozione i 299 morti e rivolgiamo un pensiero ai familiari delle vittime e a tutte le persone che hanno subito molte sofferenze, consapevoli – ha detto il commissario – che il modo migliore per onorare la memoria di quei morti è ricostruire in tempi celeri e in sicurezza».
Accelerazione in corso Nell’ambito della conferenza stampa organizzata a Rieti è emerso che l’Umbria risulta la regione col maggior incremento in termini di richieste di contributo, facendo realizzare nell’ultimo anno +72 per cento a fronte di una crescita media del cratere del 48 per cento. In particolare, al 30 giugno scorso si contavano complessivamente 3.463 domande per ottenere i fondi di ricostruzione, quasi 1.500 in più di quelle segnate nel bilancio del giugno del 2020, mentre le istanze accolte sono 1.687 a fronte delle 852 dell’anno precedente, con una crescita anche più veloce, che gira intorno al 98 per cento, seppur non da record tra le quattro regioni. Nel Centro Italia i comuni in cui i contributi per la ricostruzione privata concessi cubano di più sono Tolentino (233 milioni concessi), Norcia, (183 milioni) e Ascoli Piceno (161 milioni), mentre restando in Umbria dietro a Norcia si piazzano Spoleto (60 milioni) e Cascia (53 milioni).
Appello Legnini: «Imprese e tecnici vengano a lavorare nel Centro Italia» Sotto la lente anche le imprese edili che lavorano alla ricostruzione post sisma del Centro Italia: si tratta complessivamente di 2.659 ditte di cui 442 hanno sede legale in Umbria e hanno effettuato o stanno eseguendo 337 milioni di euro di lavori. Per quanto riguarda i professioni abilitati agli incarichi di progettazione e direzioni dei lavori, Legnini ha spiegato che l’elenco speciale creato nel 2017 contiene 22.977 nominativi, ma incrociandoli con quelli di chi effettivamente lavora alla ricostruzione, firmando gli atti, se ne contano appena 7 mila euro, che peraltro operano prevalentemente nella propria regione, tanto che in Umbria l’89 per cento delle pratiche presentate porta la firma di un tecnico residente nel territorio. In questo quadro il commissario ha espresso «preoccupazione sulla capacità realizzativa di imprese e professionisti, che deve essere aumentata, perché iniziamo – ha detto – a rilevare criticità». Tanto che Legnini arriva anche a lanciare un appello quando dice che «per ricostruire il Centro Italia servono più imprese e professionisti, le sfide che abbiamo davanti sono impegnative», per poi rivolgersi proprio alle aziende e ai tecnici: «Venite a lavorare nel cratere del sisma, vi potete fidare delle procedure, dei tempi di erogazione delle risorse e di una governance capace di fornire risposte».
Scuole Deve ancora ingranare la prima, invece, la ricostruzione pubblica che in Umbria soltanto guardando alle scuole conta 39 interventi per quasi 100 milioni, anche se sta prendendo forma il piano straordinario per la sicurezza dei plessi scolastici curato da Casa Italia, che ha a disposizione 500 milioni di euro per le verifiche di vulnerabilità, il ripristino dei danni e l’adeguamento antisismico di tutte le scuole danneggiate dai terremoti del 2016 nelle quattro regioni. In base alla prima ricognizione in Umbria l’intervento dovrebbe permettere di innalzare gli standard di sicurezza per altre 54 scuole, almeno stando al censimento affidato alla società pubblica Sose.
Macerie, Umbria maglia nera Tra le pieghe del dossier, comunque, emerge anche che l’Umbria è maglia nera per le macerie di parte pubblica ancora da rimuovere, con oltre 62 mila tonnellate che risultano ancora da recuperare e rappresentano la quota maggiore tra le quattro regioni. Discorso a parte, invece, per le macerie derivanti dalle demolizioni effettuate direttamente dai privati e finanziate con il contributo di ricostruzione. In Umbria, comunque, sono state rimosse 165 mila tonnellate con un costo variabile, il dato qui è del Centro Italia, che oscilla dai 37,5 agli 80 euro a tonnellata.
Sms solidale Infine, Legnini ha voluto tracciare il bilancio dei 34 milioni circa raccolti con l’sms solidale che in Umbria ha permesso di finanziare con quasi 5 milioni tre diversi interventi tra cui la fornitura, già consegnata, alle scuole primarie dei territori della Valnerina aule interamente digitali e cablate nell’ottica di implementare la rete informatica del territorio. Portato a termine anche l’altro mini intervento finanziato con l’sms solidale e relativo al restauro di alcuni beni culturali mobili salvati dal terremoto e restituiti ai diversi comuni di provenienza. In corso d’opera, invece, l’intervento più complesso da circa 4 milioni con cui sarà realizzata una rete di Centri con finalità di Protezione civile a Norcia, Vallo di Nera, Monteleone di Spoleto, Preci e Cascia.
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